Bao Publishing

Quando tutto diventò blu

18.2.20

Titolo: Quando tutto diventò blu
Autore: Alessandro Baronciani
Editore: Bao Publishing
Anno: 2020
Pagine: 128
Prezzo: 17,00

Trama:
Una storia di Alessandro Baronciani su come si affrontano gli attacchi di panico, raccontata con poetico trasporto in un libro magistrale, che da anni non è più in commercio e che torna in una nuovissima edizione, pronto a incantare una nuova generazione di lettori. Un cartonato stampato tutto in blu, una storia nella quale è inevitabile scoprirsi emotivamente coinvolti, grazie alla capacità di generare empatia di questo autore straordinario.

Recensione:
Questa graphic novel è un pugno allo stomaco, soprattutto se nella situazione di Chiara (pure omonima) ci sei dentro. Se come lei ti porti dietro questa oscurità, un tempo sopita e ben nascosta, che di tornarsene dove stava, ora, non ne vuole proprio sapere. Con poche pagine l'autore rappresenta appieno lo stato di una protagonista ansiosa, preda di attacchi di panico, di momenti no, di paure recondite  che sembrano impossibili da sconfiggere, se provengono da noi.

Con queste tavole blu su sfondo bianco ci parla di un tema non facile da affrontare, un tema comune eppure ancora molto poco discusso, un tema scottante, spesso tenuto segreto, ma che con Chiara viene allo scoperto. Non so quanto sia comprensibile a chi non ha mai provato almeno un po' delle paure della protagonista, ma vi assicuro che per chi le ha vissute, le vive o le vivrà, sono drasticamente reali, palpabili, forse ancora più spaventose se messe su carta, o forse probabilmente di grande aiuto. Perché in fondo, come ci dice lei, quando ci sentiamo così vogliamo solo essere capiti, egoisticamente gioiamo nell'avere accanto qualcuno come noi, per il semplice fatto di sentirci meno soli, di sapere che ce la si fa, da soli o insieme, ma ce la si fa. Nonostante i tremori alle mani, le palpitazioni, i pensieri che non ci fanno chiudere gli occhi, la mente in subbuglio... ognuno ha i propri sintomi e campanelli d'allarme, ognuno ha quelle paure nascoste che ci fanno sentire sbagliati, sull'orlo del precipizio, o dello svenimento, e non ci permettono di andare avanti e fare anche le cose più piccole e banali può risultare un'impresa.

Alessandro Baronciani racconta la storia di Chiara, l'accettazione del suo problema, perchè accettare di avere bisogno di aiuto, accettare di stare male, accettarsi, è in fondo la cosa più difficile, ma anche il primo passo verso una nuova luce, più luminosa e calda, che se seguita con impegno ci permette di riemergere dalle grinfie di quelle tenebre che minacciano di soffocarci. 
Quando tutto diventò blu è una graphic novel eccellente, riesce a raccontare esattamente ciò che si prova a vivere un attacco di panico, va oltre i tabù mettendo su carta la sensazione di solitudine, l'estraniamento, l'inadeguatezza, la paura di non farcela. 
Le poche righe che accompagnano le tavole, tutte rigorosamente blu (non sarà un caso che il blue monday, è appunto blu?), ci nutrono di spunti di riflessione, ci insegnano ad andare oltre le apparenze, a chiederci cosa possa nascondersi davvero dietro un paio di occhi apparentemente felici, quanto poco sappiamo dell'infinito universo che gli altri hanno dentro loro stessi, ma soprattutto ci portano a chiederci cosa abita dentro di noi.

Quando tutto diventò blu, in conclusione, è un lavoro che sento di consigliare a tutti di leggere, apre gli occhi, la mente, il cuore, ci fa riflettere e può arrivare a farci piangere se nei panni di Chiara ci abbiamo vissuto almeno per un po', anche una sola volta.

Bao Publishing

Ramo | Jane | Futura Nostalgia

6.2.20

Titolo: Ramo
Autore: Silvia Vanni
Editore: Bao Publishing
Anno: 2019
Pagine: 140
Prezzo: 18,00

Recensione:
Ramo è una graphic novel che ho letto ormai qualche mese fa e di cui vi avrei voluto parlare prima, perchè l'ho adorato.
Scritto da Silvia Vanni,  ed edito da Bao Publishing, Ramo ha all'interno una storia dolcissima, eppure molto potente.
Con tratti leggeri, delicati quanto le sue parole e colori pastello che nella parte dei "ricordi" cambiano registro intensificando ancora di più l'importanza del prima e del dopo, le tonalità delle tavole a cui ci troviamo di fronte risultano ben distinte quanto distinti sono i personaggi: colori più caldi per Altea  e più freddi per Omar.

Ma di cosa parla questo libro?
Ramo parla di morte, inutile girarci intorno, anzi è proprio lo stesso protagonista a rivelarci immediatamente il fatto di essere morto e fine della storia. Ma la storia in realtà è solo all'inizio proprio perchè con lui ripercorriamo la vita "prima" e attraverso il personaggio di Altea, che capita sulla strada del ragazzo non certo per caso, ne vediamo anche gli errori, gli sbagli che hanno portato a fatalità che scopriremo via via scorrendo le tavole.
Ramo, parla quindi di morte, ma anche di amore, ma soprattutto di senso di colpa. Parla di lutto, della difficile accettazione alla rassegnazione di chi resta, del senso di colpa che scava nei meandri più profondi di noi e non ci dà pace. Parla di rinascita, di sentimenti che di sparire non ne vogliono proprio sapere.
Ciò che colpisce di questa graphic novel è il netto contrasto tra i colori brillanti e le linee tondeggianti dei propri disegni, rispetto la tristezza che trapela nella storia leggendola pagina dopo pagina.
E' un libro triste, sì, ma anche utile, profondo, che colpisce e ci fa sospirare una volta letta l'ultima pagina.

Titolo: Jane
Autore: Aline Brosh McKenna
Editore: Bao Publishing
Anno: 2019
Pagine: 224
Prezzo: 21,00

Recensione:
Jane è una rivisitazione in chiave moderna di Jane Eyre, ed è per questo che ne sono rimasta incuriosita fin da subito ed ho deciso di leggerlo.
La verità, però, è che ne sono rimasta un po' delusa, su tutti i fronti.
L'ho letto di volata, non mi ha stancata, eppure ho trovato qualcosa, o forse NON ci ho trovato qualcosa, che mi abbia portata ad essere soddisfatta a fine lettura.
Jane, arriva a rivoluzionare la sua vita grazie all'opportunità di fare da baby-sitter ad Adele, una ragazzina abbiente che vive nella Grande Mela, in una casa immensa in cui si sente la mancanza della madre, venuta a mancare, e del padre perlopiù assente (e alquanto inquietante quando è presente).
Adele risulta una bambina quasi abbandonata a sè stessa, e per quanto l'aria di mistero che aleggia per casa faccia supporre Jane ci sia qualcosa di pericoloso, questa è decisa a proseguire la sua mansione per aiutare la piccola Adele.

I disegni di Jane, non sono forse il mio ideale graficamente, ma senza dubbio d'impatto, con tratti ben delineati e ombreggiature prepotenti. Si rifanno un po' al mondo dei supereroi e per cui ho faticato un po' ad entrare in empatia con i personaggi, perchè difficile comprenderne pienamente gli stati d'animo, dai tratti a volte troppo grossolani. 
Si può dire che di Jane Eyre, questo libro ne richiami solo certi aspetti.  La parte romance, seppure presente in minima parte, è surclassata da altre tematiche della storia, fino a che la trama prende una piega mistery totalmente inaspettata, legata alla figura di  Rochester che mi ha abbastanza stranita.
Non si può dire che sia stata una brutta lettura però in qualche modo non è riuscita a soddisfarmi in  proporzione alle aspettative che mi ero fatta.

Titolo: Futura nostalgia
Autore: Tony Sandoval
Editore: Tunuè
Anno: 2019
Pagine: 168
Prezzo: 15,00

Recensione:
Lo ammetto, ad attrarmi a questo titolo è stato proprio... il titolo.
Mi ero immaginata una storia di forte impatto, una di quelle che ti rimangono nel cuore per molto tempo e di fatti i disegni dai tratti selvaggi e le colorazioni cupe ma ad effetto, è questo che fanno.
La parte grafica, di fatto, mi è piaciuta moltissimo, è la storia invece a non avermi fatto impazzire.
Futura nostalgia è un mix di cose.
Unisce una visione realistica della vita di Marie, con tutte le paturnie tipiche della sua età, dall'amore alle insicurezze alla solitudine, intrecciandone poi tutta una parte fantastica. Ed è qui che vediamo spuntare creature a volte perverse, ma pervase da tratti fragili e paure.
Futura nostalgia ha in sè elementi onirici che attraverso il viaggio di Marie, approfondiscono i lati più cupi e bui dell'essere umano, la disperazione, la solitudine, le debolezze con cui si fatica a vivere giorno dopo giorno.
Il problema della storia, o almeno il problema che non ha permesso a me di apprezzarla pienamente, è proprio il mix di generi che risulta un po' confusionario: si passa da tavole cupe ma poetiche, a scene post-apocalittiche, il tutto condito da inquietanti cambi di scenari che portano questa storia ad essere senza dubbio anomala.
La parte visiva, invece,m come ho detto è curata benissimo, riesce con il suo stile ad essere forse più espressiva delle parole, nel raccontare l'anima della protagonista e i suoi turbamenti.

Piemme

Io e te all'alba

1.2.20

Titolo: Io e te all'alba
Autore: Sanne Munk
Editore: Piemme
Anno: 2016
Pagine: 324
Prezzo: 17,00

Trama:
Louise vive ad Aalborg, in Danimarca. Ha diciassette anni, va al liceo. I suoi genitori sono brave persone. Una sera conosce Liam, un ragazzo poco più grande di lei, e i due si innamorano perdutamente. Trovano un minuscolo appartamento ai margini della città e si amano, fra sesso e droga, senza limiti. Liam ha tanti sogni, ma una pessima idea su come realizzarli. Comincia a lavorare per Johannes, uno spacciatore, un pesce grosso. All’inizio va a gonfie vele, ma poi la situazione precipita, trascinandosi dietro tutto e tutti. È inutile chiedersi perché Louise non sia scappata quando ancora poteva farlo. Non l’ha fatto e basta. Questa storia racconta il perché.

Recensione:
Io e te all'alba era nella mia wishlist da qualche annetto ormai, ma sono riuscita a recuperarlo solamente nelle ultime settimane.
Avevo intuito che sarebbe stata una lettura molto carica dal punto di vista emotivo, e così è stata infatti, anche se per certi versi molto meno promettente di ciò che mi sarei aspettata.

Il romanzo, brevemente, racconta la tormentata storia d'amore tra Louise e Liam, due giovani che si incontrano per caso su un autubus e fin da subito si sentono innegabilmente attratti l'un l'altra.. I due giovani, instaurano una relazione passionale, viscerale, il sentimento tra i due è forte e potente e per certi versi, fin da subito, anche un po' malato. Hanno sogni e desideri, hanno la voglia di passare la vita insieme, ma Liam trova il modo più errato possibile per realizzare i propositi di vita con Louise.

Il cambiamento repentino di Louise dal punto di vista caratteriale è a suo modo credibile, ma per altri versi fin troppo forzato. Ci sta che da ragazza chiusa e pacata, si ritrovi, scoprendosi per una volta amata da un ragazzo, a voler provare cose mai fatte prima, a voler uscire dalla sua routine quotidiana, mettendo nel rapporto con Liam tutta sè stessa. D'altra parte, però, il suo cambiamento è troppo repentino per una che nelle prime pagine si dichiara piuttosto asociale e introversa. Questa velocità nel radicale atteggiamento che Louise inizia a d avere con gli altri, a partire dai genitori, non mi è piaciuto molto.

Dopo pochi capitoli, iniziamo a vedere la loro idilliaca storia iniziare la discesa verso un precipizio che sappiamo già dove porterà. L'autore infatti procede a ritroso nella sua narrazione, nel senso che parte a raccontare un dramma già avvenuto, procedendo poi di pari passo nel raccontare presente e passato.

Louise e Liam sono un po' una versione moderna di Romeo e Giulietta, anche se ad ostacolarli non sono tanto le loro famiglie, quanto le vicissitudini della vita di tutti i giorni, delle scelte sbagliate, degli errori da cui non si può più tornare indietro, che accumulandosi tra loro fanno crescere un peso enorme che va a posarsi sulle spalle dei due. 

Io e te all'alba è una storia cruda, amara, dolorosa, forse non adatta ai più giovani, pur essendo classificata come Young Adult, perchè i temi trattati non sono dei più leggeri, e vengono scritti senza messe misure, con una penna ruvida e scorrevole. La narrazione di questo romanzo è struggente, strazianti sono i sentimenti che Louise prova nei confronti di Liam, dall'inizio alla fine, soprattutto fino alla fine, quando non riesce ad uscire da una relazione sempre più complessa e viscerale. 

Non si può dire che questo sia un romanzo positivo, anzi, pur essendo molto carico dal punto di vista sentimentale, si può dire che il 90% delle emozioni raccontate in questa storia soffrano di una certa negatività che rendono la storia fin troppo pesante, ma senza dubbio difficile da dimenticare.
Ciò che colpisce - in positivo questa volta - è la caratterizzazione estremamente realistica dei personaggi, nel senso che l'autrice non bada ad ammettere l'umanità dei suoi protagonisti, non ne nasconde i difetti, li fa sbagliare, di continuo, li porta allo stremo delle forze, li fa piangere ed urlare, dall'inizio, che poi è la fine, di una storia che di segni ne lascia parecchi.

Valutazione:
♥♥♥

compliblog

Buon compleanno Baule d'inchiostro!

25.1.20

Mai avrei immaginato, sette anni fa quando mi sono messa alla tastiera cercando di capire come diavolo si facesse a "costruire" un blog, che sette anni dopo mi sarei trovata nuovamente a scrivere su questo stesso angolo denominato  amorevolmente da me "il baule".
Di progetti ne ho ideati tanti, la maggior parte arenati ancor prima di vedere la luce, mi stupisco ad ogni compliblog, quindi, di me stessa, per non aver abbandonato anche questa barca.
 Con il tempo il rapporto con il blog è cambiato, ci sono stati momenti, forse a metà di questi sette anni, in cui scrivevo pubblicavo quasi giornalmente, in cui trovavo una vera e propria compagnia nello scrivere di tutto ciò che leggessi (e talvolta vedessi), dove questo blog era diventato un po' un porto sicuro.
Al momento, i ritmi si sono fatti molto più lenti per mancanza di tempo o ispirazione nel mettersi alla tastiera o più semplicemente per mancanza di tempo o voglia di leggere (difficile recensire libri se non si legge, no?). Con gli anni ho ampliato le mie discussioni, parlandovi anche di film e serie tv, altra mia grande passione ed ho introdotto un account instagram che mi diverto molto a gestire. Perché se da piccola alla domanda "cosa vuoi fare da grande?" rispondevo  sempre con assoluta sicurezza "La cantante", la fotografa era la mia seconda scelta (non ho realizzato nessuno dei due sogni, ahimè).
Ho scoperto, sette anni fa, che l'amore per la lettura non era cosa per pochi, come credevo osservando i miei coetanei, bastava semplicemente guardarsi un po' attorno per scovare altro lettore accaniti come la sottoscritta.
Ringrazio quindi chi mi segue da allora e chi si è aggiunto da poco, chi mi lascia un prezioso commento, o semplicemente un mi piace, chi passa a leggere silenziosamente ciò che scrivo e chi inconsapevolmente mi ha consigliato dei libri attraverso i propri canali (se diventerò povera è anche colpa vostra, sappiatelo!).

A molti dispiace di come Instagram/bookstagram stia surclassando i blog/la blogsfera, un po' dispiace anche a me, ma capisco che sia molto più immediato, intuitivo e veloce. Tenere un blog richiede costante impegno, voglia di scrivere e tempo per mettersi a farlo per bene. Tempo o voglia che spesso non abbiamo e condividere tramite instagram risulta senza dubbio più semplice e dimezza le tempistiche. Personalmente non la trovo una cosa del tutto negativa, nel senso che ciò ci permette di scoprire tanti altri lettori nascosti nel mondo, che di voglia o di capacità di tenere un blog non ne hanno, ma di parlare di lettura invece si, è penso che questa sia la cosa importante, quindi ben venga.

Tutta questa manfrina, insomma, per dirvi che in questi sette anni, Il Baule d'inchiostro è diventata una parte di me, mi ha regalato qualche soddisfazione, mi ha fatto conoscere tanti libri e lettori con cui condividere una delle mie grandi passioni, ed è diventato un po' come casa.
Che  altro dire, grazie davvero, vi offro un po' di pasticcini virtuali, a me e a voi!

Fumetti

Recensione Blue Flag (volumi 1-5)

24.1.20

Titolo: Blue Flag
Titolo originale: Ao no flag
Autore: Kaito 
Editore: Panini Comics
Volumi: 5 (pubblicati fino ad ora)
Anno: 2017 - in corso
Genere: sentimentale, drammatico

Trama:
UN VIAGGIO APPASSIONANTE ALLA RICERCA DI SÉ Taichi non ha mai avuto una ragazza, né un vero amico. Ora però che la sua vita sta per legarsi a quella di Toma e Futaba tutto cambierà in maniera sorprendente e inattesa. Sogni, paure, errori, follie dell’adolescenza in un seinen che sta conquistando migliaia di lettori.

Recensione:
Non sono un'esperta del mondo manga, anzi, mi ci sono avvicinata relativamente da poco, Blue Flag l'ho iniziato nel periodo natalizio, dopo averlo visto in lungo e in largo su blog e instagram, tanto che alla fine, avendone sentito parlare così bene ho deciso di acquistarlo. 
I primi due volumi mi hanno così conquistata, da avermi convinta a correre in fumetteria per prendere gli altri tre capitoli, tutti quelli usciti fino ad ora, insomma.
Edito nella sua versione italiana da Planet Manga - Panini Comics, "Ao no flag", titolo originale di "Bandiera Blu" vede alla luce tradotti fino ad ora 5 volumi, a poco meno di 5 euro, mentre il sesto volume dovrebbe uscire il mese prossimo.
Blue Flag è, come apprendo grazie al mondo virtuale, uno "shonen" sentimentale, con una tipica ambientazione scolastica.
La storia, possiamo dire, che non abbia nulla di eclatante in verità, ma riesce a catturare il lettore e a farlo desiderare ardentemente di proseguire con la lettura grazie ai colpi di scena che concludono ogni volumetto.
Il protagonista è Taichi Ichinose, un ragazzo schivo, insicuro e solitario, è simpatico quanto basta per desiderare di stare in sua compagnia, intelligente e gentile, ha però così tanta difficoltà nell'accettarsi, da ridursi a sentirsi continuamente inferiore agli altri. Goffaggine e timidezza senza dubbio non lo aiutano. 
Futaba, invece, è una ragazzina altrettanto timida ed insicura, con poca autostima e la costante paura di dire o fare la cosa sbagliata, di non essere mai all'altezza. E' una ragazza sveglia e carina, fin troppo buona e ingenua, anche con chi non meriterebbe la sua gentilezza.
Toma, migliore amico di Taichi (anche se con il tempo i due si sono allontanati, finiscono per riavvicinarsi ad inizio storia), è invece l'opposto dei due, in apparenza. E' un ragazzo imprevedibile, popolare, campione nello sport, stella della scuola, tutti desiderano stare in sua compagnia, tutte le ragazze vorrebbero conoscerlo (inclusa Futaba), nasconde però in sè un segreto logorante, che è un po' lo stesso che custodisce anche la migliore amica di Futaba, Itachi, una ragazza algida e dal portamento rigido e severo.
Futaba e Taichi, finiscono per fare amicizia, proprio perchè la ragazza vorrebbe avvicinarsi a Toma e non sa come fare, così finisce per chiedere qualche consiglio a Taichi, che di malavoglia la accontenta. Ma questo è solo l'inizio di una serie di vicissitudini e situazioni che non posso svelarvi perchè il rischio spoiler è dietro l'angolo!

Quattro ragazzi diversi, quelli che si scontrano ed incontrano in questa storia, quattro personalità ben caratterizzate, accomunate però dai dubbi tipici dell'età adolescenziale e da tutte le insicurezze in campo sentimentale, che invece caratterizzano qualsiasi età. Perchè se c'è una cosa che ci rende fragili e più umani che mai, sono proprio i sentimenti che proviamo verso un'altra persona, che hanno il potere di distruggerci o renderci le persone più felici del mondo. Il confine tra le due cose è fin troppo sottile però e la paura spesso ci impedisce di agire e buttarci (e forse qualche volta è pure meglio così).

Ciò che colpisce in Blue Flag, è come l'ordinario contesto scolastico e adolescenziale, sfoci in qualcosa di più profondo e complesso, mettendo su carta la tematica dell'omosessualità. Ma anche un ventaglio di altri argomenti, quali amicizia e crescita, accettazione di sè e dei propri sentimenti, problematiche morali, solitudine, paura verso il futuro, sensi di colpa, problemi familiari...
Il tutto viene raccontato dall'autore, Kaito, in maniera sincera e intelligente, con una certa sensibilità che è in grado di rendere situazioni apparentemente banali e poco originali, estremamente nuove, personali e toccanti.
Attraverso i suoi personaggi, Kaito mette in luce in maniera diretta e cruda, difetti, debolezze e fatica ad accettarsi, spingendo i quattro ragazzi, nessuno escluso, ad ammettere e fare i conti con ciò che non vorrebbero, perchè diciamocelo, a nessuno viene semplice ammettere quanto ci sentiamo costantemente imperfetti e inferiori a chi ci sta attorno.

Oltre a Taichi, Futaba, Toma e Itachi, altri personaggi stanno sullo sfondo di questo manga (dal fratello e la ragazza, di Futaba, per esempio, ai compagni di scuola), ma lì, sullo sfondo rimangono, mentre a fare da padroni alla scena sono proprio i quattro amici.
Sto apprezzando tutti e quattro i personaggi, ma in particolare mi rivedo molto in Futaba, con la sua timidezza (anche se lei è fin troppo buona) e nella goffaggine di Taichi!

Insomma, quando ho iniziato a leggere il primo volume di Blue Flag, non pensavo minimamente che mi avrebbe conquistata a tal punto, invece è stato in grado di emozionarmi in maniera sorprendente e imprevedibile, forse proprio per la semplicità della storia, ma che nei tratti puliti e decisi dell'autore è capace di trasmettere messaggi intrinsechi e di far affezionare il lettore a Taichi e compagnia e soprattutto all'umanità che la storia ci regala.
Valutazione:
♥♥♥♥♥

Recensioni telefilm

Chiamatemi Anna (terza stagione)

16.1.20

Titolo: Chiamatemi Anna
Regia: Molly Walley-Beckett
Paese: Canada
Stagioni: 3
Cast: Amybeth McNully, Geraldine James, R.H. Thomson, Dalila Bela, Lucas Jade Zumann, Aymeric Jett Montaz, Corinne Koslo, Dalmar Abuzeid
Soggetto: Anna dai capelli rossi di Lucy Maud Montgomery


Recensione:
Quando ho iniziato a guardare Chiamatemi Anna, un paio d'annetti fa, non mi aspettavo assolutamente nulla. Conoscevo già, ovviamente, a grandi linee la storia, grazie al cartone animato visto da bambina, e il chiacchiericcio su questa nuova versione mi aveva incuriosita, ma sinceramente non pensavo facesse per me.
Sono bastate un paio di puntate, per capire invece, che Chiamatemi Anna era in assoluto ciò di cui avevo bisogno in quel momento, due stagioni di pochi episodi ciascuna, che si divoravano in un attimo. 
Giovanissimi attori eccezionali nei loro ruoli, un'attrice protagonista, quella che interpreta Anna, che non poteva essere più perfetta nei panni di Anna Shirley, una piccola orfana, con un passato difficile, ma una mente brillante, altamente all'avanguardia, moderna e poetica. 
Anna è un'anima buona, sognante, passionale e creativa, pericolosamente fantasiosa per l'epoca in cui vive, fin troppo logorroica, i capelli pel di carota non passano inosservati, le sue lentiggini nemmeno, insomma, la storia di Anna per certi versi penso sia familiare un po' a tutti. Intendo la parte in cui non si sente apprezzata, in cui non si sente bella, inferiore rispetto alle sue compagne di scuola, poco di classe, poco alla moda, desiderosa di essere indipendente, di non stare alle rigide regole a cui le ragazze sono costrette a sottostare, e tutto quanto.

In questa terza, e ahimè ultima stagione, lei egli altri ragazzi sono e stanno crescendo, si apprestano a terminare la scuola e ciò ne consegue che dietro l'angolo ci siano numerosi cambiamenti ad aspettarli, la libertà di poter studiare in una nuova scuola, in una nuova città, forse.
Ma prima, sono tante le cose da affrontare, il desiderio di scoprire qualcosa in più sul suo passato, per esempio, l'avvicinarsi maggiormente ai ragazzi, l'arrivo ad Avonlea di un gruppo di indiani, subito mal visti dalla popolazione, gli incubi del collegio, il tenere nascoste cose e affetti che non verrebbero ben visti, non si sa perchè...
Sono tanti i temi affrontati in questa stagione e in generale nella serie, ed è ciò che in Chiamatemi Anna più mi piace. Il riportare, attraverso i suoi protagonisti e la loro storia, tematiche molto importanti quali la disparità dei sessi per esempio (puntata che ho apprezzato forse più di tutte), le differenze sociali, l'abbandono, il lutto, le prime delusioni d'amore, i tradimenti in amicizia, la violenza... tutti argomenti trattati in maniera delicata, ma sempre esaustiva, chiara, realistica e costruita in modo perfetto, in armonia con il resto.

Chiamatemi Anna, o Anne with an e come dice il titolo originale, è una serie di cui ci si innamora all'istante. Se in un primo momento la ragazzina tanto chiacchierona e senza peli sulla lingua sarà così tanto chiacchierona e così tanto senza peli sulla lingua da risultare esasperante, poi non si potrà fare a meno di tifare per lei. Di esultare per ogni suo traguardo, di soffrire per ogni sua presa in giro e verso di scherno. In tutto ciò, la giovane Amybeth McNully è assolutamente perfetta in ogni scena.
Anna a parte, che è un po' la paladina della legge ad Avonlea, anche gli altri personaggi non passano inosservati, dalla sua migliore amica, ben diversa dal punto di vista economico rispetto ad Anna, che seppure con qualche inciampo si dimostra sempre dalla parte della Shirley con un animo buono anch'essa. 
E poi ci sono ovviamente Marilla e  Mattew, che con i loro modi a tratti freddi ma subito dopo amorevoli e sinceri, nutrono giorno per giorno l'affetto per una bambina sfortunata,  cosa che fa anche la maestra di Avonlea, con tutti i suoi studenti, malvista dagli adulti perchè troppo femminista, troppo indipendente e troppo moderna, insegna invece ai ragazzi ad aprire la mente e a non arrendersi. E per ultimo, ovviamente Gilbert, il ragazzo perfetto per eccellenza, interpretato perfettamente da Lucas Jade Zumann, che ci ha fatto sospirare per le prime due stagioni e continua a farlo in questa terza, con il suo buon carattere, la sua dolcezza e la sincerità che mette in tutte le cose che fa, così pura da risultare disarmante, inutile dire che ho shippato lui e Anna fin dal principio e anche anche in questi episodi mi hanno fatta soffrire parecchio eh!
Oltre a personaggi e storia, è anche l'ambientazione che mi mancherà di questa serie, un'ambientazione ormai familiare, calorosa e in qualche modo accogliente (con con tutti però, attenzione!) e che, sono sicura, mi obbligheranno a fare un rewatch di questa meravigliosa serie prima o poi!
Un plauso infine, anche per la sigla meravigliosa dal punto di vista estetico e perfettamente in linea con l'intera storia.

Valutazione:
♥♥♥♥♥

Dal grande schermo

Maleficient 2 | Weathering with you | Klaus | Un giorno di pioggia a New York

14.1.20

Titolo: Maleficient 2: Signora del male
Regia: Joachim Ronning 
Anno: 2019
Genere: fantastico
Cast: Elle Fanning, Angelina Jolie, Michelle Pfiffer

Trama:
L'imminente matrimonio tra il Principe Filippo e Aurora  è motivo di festeggiamenti in tutto il Regno e nelle terre vicine, poiché le nozze uniranno i due mondi. Ma quando la madre di Filippo, la Regina Ingrith , dichiara  che l'unione tra suo figlio e Aurora farà sì che la ragazza diventi sua, Malefica offesa e infuriata decide di schierarsi contro la regina,
Questa volta la sua amata figlioccia si opporrà a lei, rimanendo accanto a Filippo e mettendo in discussione il legame con la madrina.
Inoltre, un incontro inaspettato darà inizio a una nuova alleanza, grazie alla quale scenderanno in campo potenti forze oscure...

Recensione:
Il numero uno non era male, a dispetto delle aspettative, ma nulla a che vedere con la Malefica conosciuta nella storia della Disney, se è questo che vi aspettate. Se preso come storia a sè stante, quindi, era anche un buon prodotto. Fatta questa premessa, il seguito è altrettanto ben fatto, soprattutto dal punto di vista visivo ed effetti speciali.
La Jolie davvero bellissima, la Fanning altrettanto, la Pfiffer algida e credibile quanto basta. 
In questo secondo (e spero ultimo) capitolo, Malefica pare giovare dal riappacificamento con Aurora, almeno fino a che essa annuncia le sue nozze con il Principe Filippo. E se per nessuna madre, un ragazzo è all'altezza della propria figlia, e se la matrigna in questione è anche una strega potente, un demone alato dall'arrabbiatura facile, figuriamoci se la futura suocera gli spiattella senza mezze misura che una volta uniti i due giovani, Aurora diventerà di sua proprietà...
Come vi aspettate che reagisca, la malefica Maleficient?
Fulmini e saette, il regno, che non aveva in realtà mai smesso, torna ad avere paura di lei e tanti saluti alla pace sperata da Aurore...

Forse troppo lento in alcuni punti, troppo scontato, non è per niente difficile capire chi è il vero cattivo, e cosa ha intenzione di fare, ma è comunque una pellicola piacevole da vedere. La Fanning forse unica attrice credibile in un ruolo così angelico, è però un po' troppo ingenua, il principe senza verve, il re altrettanto senza nerbo, insomma,m sulla caratterizzazione dei personaggi si poteva fare di meglio, anche perchè pensando al classico Disney (non so come mai, lo ammetto), Filippo era l'unico principe (azzurro o meno) che mi piacesse!
Ma a parte questo è tutto sommato godibile, ripeto la parte grafica, scenografica, effetti speciali, azione e scene di combattimento sono ben fatte, nulla da dire. Riscontri al botteghino più che favorevoli, spero però ci si fermi qui, sia per il finale più che adeguato per mettere un punto alla storia, sia perchè il troppo stroppia, lo sappiamo bene, e un terzo tentativo con tanto di pargoletti e una Malefica nei panni della nonna, risulterebbe fin troppo azzardato!
Valutazione:
♥♥♥

Titolo: Weathering with you - La ragazza del tempo
Regia: Makoto Shinkai
Paese: Giappone
Anno: 2019
Genere: animazione

Trama:
Il film vede protagonista Hodaka che, durante l’estate del suo primo anno di liceo, fugge dalla sua remota isola natale per rifugiarsi a Tokyo. Qui, Hodaka si ritroverà ben presto ad affrontare i propri limiti sia finanziari che personali. L’incontro con Hina, una ragazza brillante e volitiva, cambierà però il corso degli eventi perché la giovane possiede un’abilità strana e meravigliosa: il potere di fermare la pioggia e far risplendere il sole…

Recensione:
Dopo Your Name e 5 cm al secondo, un paio di mesi fa è tornato al cinema Makoto Shionkai con una nuova storia.
La ragazza del tempo in questione è Hina che con i suoi poteri riesce a governare le condizioni atmosferiche, favorendo così diversi accadimenti. Sulla sua strada incrocia Hokada, uno studente universitario capitato a Tokyo in cerca di lavoro. Assunto in una "redazione" se così si può definire, che si occupa di occulto e fatti misteriosi, Hokada trova in Hina una "portatrice di sereno", e decide così di approfondire il misterioso potere della ragazza.
Weathering with you è un film carinissimo, ben fatto, dove la storia  viene costruita bene, è piacevole, divertente ed emozionante quanto basta.
La pioggia scrosciante che invade Tokyo come una minaccia funerea e inarrestabile fa a gara con la speranza, con i raggi di luce creati da Hina, che con la sua solarità e la sua spensieratezza, mette anima e corpo nel suo ruolo e nel portare avanti la sua vita, vivendola al massimo.
Makoto Shinkai mette così in campo ancora una volta, una storia carica di emozioni, che trascina lo spettatore in una pellicola sentimentale ed intensa. 
Anche dal punto di vista visivo, la Tokyo della storia risulta realistica, decisa nei tratti, tenue nei colori, con l'aggiunta di una colonna sonora perfetta nei punti giusti

Diciamo però, che da questo ritorno mi aspettavo qualcosina in più, sia dal punto di vista narrativo che dall'animazione, bellissima visivamente, ripeto, ma a mio parere un gradino sotto agli altri  due lavori dell'autore. O forse il problema è che Your Name è proprio impossibile da superare, anche per lo stesso creatore della storia.
Valutazione:
♥♥♥


Titolo: Klaus
Regia: Sergio Pablos
Paese: Spagna
Anno: 2019
Genere: animazione

Trama:
Racconta la storia di Jesper, il peggiore studente dell'Accademia delle Poste. Per redimere la sua pessima reputazione gli viene offerta un'opportunità: consegnare la posta in uno sperduto villaggio, Smeerensburg, sito su un'isola ghiacciata del freddo nord, al di là del Circolo Polare Artico. Qui nessuno ha voglia di scambiare lettere né qualche chiacchiera, anzi gli abitanti del posto sono molto schivi.
Jesper sta per desistere nella sua ricerca, quando incontra Alva, un'insegnante locale che gli offre il suo aiuto, e conosce il falegname Klaus, che conduce la sua esistenza in una baita, dove realizza giocattoli.

L'amicizia nata tra Jesper e il falegname riporterà l'allegria nel posto e la nascita di una nuova tradizione, fatta di magia e generosità. È così che in un paesino dove i sentimenti sembrano ghiacciati, le persone scopriranno che a un semplice atto di gentilezza ne consegue sempre un altro più grande.

Recensione:
Non sono una grandissima appassionata di film o cartoni animati a tema natalizio, ma i film d'animazione sono tra i film che preferisco guardare e di Klaus se n'è parlato così bene nelle scorse settimane, che sono stata molto incuriosita dalla storia.
A dare la voce del protagonista, il giovane Jasper, poi, è Marco Mengoni, un plus insomma, ad un cartone che, in effetti, funziona parecchio bene.
Il giovane Jasper di inizio film è uno scansafatiche, frequenta con ben poca voglia una scuola per postini, fino a che per "punizione" viene spedito in un paesino disperso nel nulla, in cui di lettere non se ne vede mezza.
Lì, tra gente scorbutica e continuamente in disaccordo tra loro, nel folto della foresta inizia un'avventura che porta nuova luce ai bimbi del villaggio.
Il film è fatto molto bene, sia dal punto di vista dell'animazione che, e soprattutto nella trama. I tratti dei personaggi sono semplici, ma non mancano di dettagli, l'ambientazione inizialmente grigia e triste si colora via via che la storia ingrana diventando più vivace e raccontando appunto le radici di una tradizione aspettata oggi ogni 25 dicembre.
Così Klaus, percorre appunto la "nascita" della figura di Babbo Natale, ma lo fa raccontando l'inizio di un'amicizia strampalata e bizzarra, che ha in sè una coppia di personaggi diversissimi tra loro, che hanno delle storie profonde e toccanti, com'è toccante il finale della pellicola.
Il film narra però anche di un villaggio e di famiglie che si fanno la lotta, un villaggio in cui non c'è spazio per le risate e il buonumore o semplicemente un pizzico di avventura, così l'arrivo di Jasper, per quanto musone e poco volenteroso, porta una ventata di aria fresca nel paesino.
Insomma, un film  d'animazione divertente e originale, natalizio, adorabile e portatore di buoni insegnamenti.
Valutazione:
♥♥♥

Titolo: Un giorno di pioggia a New York
Regia: Woody Allen
Paese: USA
Anno: 2019
Genere: commedia
Cast: Timothée Chamalet, Elle Fanning, Selena Gomez, Diego Luna, Liev Schreiber, Jude Law

Trama:
Un giorno di Pioggia a New York, racconta la storia di una coppia di giovani innamorati, Gatsby e Ashleigh . I due arrivano nella Grande Mela perché la ragazza è riuscita a ottenere un'intervista con Roland Pollard un regista in crisi. La coppia ne approfitta per trascorrere un weekend spettacolare insieme nella grande città o almeno questa era l'intenzione iniziale.
 L'incontro con Pollard si rivela una grande occasione per la giornalista in erba, Ashleigh si vede costretta ad annullare tutti i piani con Gatsby.

Recensione:
L'osannato Timothée Chamalet, dopo il suo esordio in Chiamami col tuo nome, si è trovato con la strada spianata verso il successo. Il suo look un po' da dandy, ma la faccia dal ragazzino poi non tanto belloccio secondo i canoni, ma dal fascino comunque intrinseco, mette in mostra qui la sua chioma spettinata in un ruolo che a parer mio gli calza a pennello.
Gatsby è un giovane innamorato, un po' bizzarro, un po' sentimentale, sogna con la sua bella Elle Fanning un week-end perfetto a New York, peccato che il lavoro di lei finisca per rovinare e mandare in frantumi tutto.
La dolce Elle, anche in un ruolo così ingenuo e sognatore che di norma mi avrebbe dato il nervoso, riesce con il suo dolcissimo viso a rendermelo piacevole quel tanto che basta da non detestare Ashleigh per tutto il film. Andare a caccia di scoop va bene, inseguire il sogno di una carriera giornalistica, anche, ma fino ad un certo punto eh che  poi Chamalet ti sfugge di mano!
Woody Allen mette in scena una pellicola sentimentale, funzionale, dai toni grigi come la pioggia che scroscia in una New York fradicia che può risultare comunque romantica, con la persona giusta. Mette in scena l'amore acerbo tra due giovani con le idee decise ma forse un tantino incompatibili, due attori famosi e ottimi nelle loro parti protagoniste, con l'aggiunta di tanti nomi noti, che vanno da Diego Luna a Selena Gomez, fino a  Liev Schreiber regista altamente in crisi che rischia di essere la miccia di una bomba.
Il regista mette in luce l'amore per la sua New York, ma anche per l'arte, per le cose belle, che non sempre hanno bisogno di sole e lucentezza per splendere, spesso si nascondono negli angoli bui ed hanno solo bisogno di essere scoperte.
Un giorno di pioggia a New York, che forse trovate ancora in qualche sala cinematografica, mi è piaciuto molto, l'ho trovato piacevole, a tratti divertente e frizzante, l'interpretazione dei due protagonisti è stata abbastanza convincente da avermi fatto piacere un film che di norma avrei evitato (sono stati proprio i nomi dei due attori ad attirarmi dal vederlo).
Valutazione:
♥♥♥/ e mezzo

Il Castoro

Siamo tutti fatti di molecole

8.1.20

Titolo: Siamo tutti fatti di molecole
Autore: Susin Nielsen
Editore: Il Castoro
Anno: 2015
Pagine: 262
Prezzo: 15,50

Trama:

Stewart, tredicenne un po’ nerd e non particolarmente popolare a scuola, e Ashley, quattordicenne bella e popolarissima, si ritrovano a vivere sotto lo stesso tetto perché i loro genitori si sono messi insieme. Ma il pacchetto “genitori fidanzati” non prevede solo la forzata convivenza a casa: comprende anche farsi vedere insieme a scuola e le lezioni private che Stewart è costretto a dare ad Ashley per il recupero nelle materie scientifiche, in cui lui è molto portato. Con tutte le conseguenze del caso. La mamma di Stewart è morta un anno e mezzo prima, e anche se il ragazzo racconta il suo dolore con ironia e disincanto, questo fatto complica certamente la sua vita, così come la vita di Ashley è complicata dall’avere un papà che si è scoperto gay e che vive con il suo compagno in una casetta in fondo al loro giardino. Stewart e Ashley sono agli opposti, sono diversi in tutto eppure nonostante tutte le loro differenze, condividono una cosa importante: sono entrambi fatti di molecole, come lo siamo tutti. Ci sarà quindi la speranza di trovare un punto di contatto? In questa storia brillante, ma al contempo profonda e commovente, come è nel suo stile, Susin Nielsen ha creato due voci narrative potenti e autentiche che conquisteranno il cuore dei giovani lettori.

Recensione:
"Siamo tutti fatti di molecole" mescola due narratori ben distinti, due voci protagoniste entrambe fuori dal coro, anche se per motivi diversi.
Stewart ed Ashley si ritrovano a malincuore a convivere sotto lo stesso tetto quando i loro genitori si mettono insieme. La madre di Stewart è morta l'anno prima, portata via da una lunga malattia, mentre il padre di Ashley ha chiesto il divorzio dopo aver ammesso a sè stesso di essere omosessuale. I due, si ritrovano così ad essere fratellastri, e se la questione emoziona Stewart, che ha sempre desiderato avere una sorella ed è propenso a creare una nuova armoniosa famiglia, la ragazza invece si dimostra fin da subito fredda a perfida nei confronti suoi e di suo padre.
I due non potrebbero essere più diversi, lui è un nerd, con un quoziente intellettivo fuori dalla media, appassionato di storia e matematica, nonostante la sofferenza e le difficoltà dopo la perdita della madre si dimostra inizialmente ben disposto verso questa nuova situazione familiare, anche se costretto a lasciare la casa in cui ha sempre vissuto.
Lei invece aspira alla popolarità, si aggrappa con tutte le sue forze alla celebrità che ha ottenuto a scuola e non è disposta a perderla, a dispetto anche delle amiche, che tratta con superficialità e sotto sotto con un po' di disprezzo. Fatica ad accettare in primis l'omosessualità del padre e in secondo luogo questa convivenza forzata che vede come una minaccia.

La storia di per sè non sprizza particolarmente di originalità, per certi versi è molto facile intuire cosa l'autrice ha in serbo per i suoi due protagonisti, una pagina prima che questo avvenga, ma sono le due voci narranti ad essere forse a cosa più interessante della storia.
Proprio per la loro diversità, i loro tratti ben definiti e delineati, i due si mostrano come personaggi a tutto tondo, con caratteri praticamente agli antipodi. Stewart mi è piaciuto molto come protagonista, ho apprezzato le sue teorie spiegate nel dettaglio e il suo carattere dolce e un po' ingenuo, ma sensibilissimo, nonostante la cattiveria della sorellastra. Al contempo, pur con la sua freddezza, ho apprezzato anche il punto di vista di Ashley proprio perchè sotto la corazza da dura superficiale, si nasconde un'animo fragile e impaurito (anche se bisogna scavare parecchio a fondo!)

Siamo tutti fatti di molecole è uno young adult molto carino, piacevole, si legge in fretta, ha uno stile scorrevolissimo e leggero, pur raccontando tematiche importanti quali il lutto, la separazione dei genitori e l'omosessualità in primo luogo. Ma anche le difficoltà dell'essere accettati, i pregiudizi, l'abituarsi ad una nuova famiglia, le amicizie solide e quelle invece di circostanza, ma anche la violenza nei confronti del partner.

Come ultima lettura del 2019 e prima recensione del 2020 devo dire che mi è andata bene! Pur non essendo un libro da cinque stelle, perchè manca un po' di pathos e un pizzico di originalità in più alla trama, la penna dell'autrice è così leggera e frizzante da avermi fatto divorare il suo libro in un paio di giorni, quindi sono molto contenta.

Valutazione:
♥♥♥♥

News dal baule

2020, si parte.

2.1.20

Mi ero ripromessa che non li avrei fatti, un po' perchè non li rispetto quasi mai e non vedere spuntati quelli dell'anno precedente mi infastidisce, e un po' perchè questo 2019 appena concluso è stato un po' così, che mi sono detta: questo nuovo anno meglio prenderlo come viene e stop.
In realtà, però, un po' ci confido che il 2020 sia migliore del 2019, anche perchè se si rivelasse peggio, aiutatemi!

Così eccomi qui, come ogni inizio anno, a stilare una lista di propositi, di obiettivi, che forse cercherò di inseguire, o forse mi scorderò di avere scritto tra una settimana, pazienza, ho deciso che andrà bene anche così.

Cercherò di prendere questo 2020 più alla leggera, in tutti i sensi e in tutti i campi, blog, passioni, vita, tutto.

In questo 2019 ho fatto tanto, e per certi versi mi sembra di non aver fatto niente.
E' stato un anno intenso di emozioni, positive e negative, ho pianto tanto, mi sono arrabbiata tanto, ho sofferto tanto di ansia, insomma è stato un anno di "tanto" più o meno bello.
Ho fatto cose che non avevo mai fatto prima, mi sono messa in gioco maggiormente in certe situazioni, ho vissuto appieno momenti indimenticabili, nel bene e nel male. Ho sofferto, l'apatia mi ha fatto perdere occasioni e momenti, ho avuto paura, certi giorni, in cui l'ansia minacciava di soffocarmi, ma sono sopravvissuta. Nonostante le notti insonni, i tremori alle mani, la nausea e gli occhi gonfi di pianto, sono sopravvissuta e tutto ciò, per quanto brutto e spaventoso, mi ha fatto capire quanta forza si nasconda dove non immaginiamo.
Non è stato tutto da buttare, però, ho conosciuto tante nuove persone, ho fatto un tatuaggio che, può sembrare stupido, ma era una di quello cose che desideravo fare da anni ma non pensavo avrei mai avuto il coraggio di fare. Sono stata bene, sono stata felice, ho riso, ho amato, ho passato delle belle giornate con le persone a cui voglio bene, ho visitato posti nuovi e sono andata a tre/quattro concerti importanti. Ho fatto un servizio fotografico (vedi stesso discorso del tatuaggio), ho imparato a cucinare nuovi dolci, ho imparato, o meglio, sto tentando di farlo, a volermi più bene, a far più caso caso anche alle cose belle, invece che soffermarmi sul mio pessimismo cronico.

Alla fine/inizio di ogni anno va tanto di moda fare bilanci e statistiche, racchiudere in una manciata di foto i momenti "clou" dell'anno appena terminato e promettersi che tutto sarà più bello, migliore, ricco.
La verità è che non possiamo sapere cosa ci aspetta, quali difficoltà saremo costretti a superare, quali emozioni nuove a scoprire, non possiamo fare altre che provare a fare del nostro meglio per superare qualsiasi cosa perchè anche se non lo crediamo (e io sono la prima a farlo) ce la possiamo fare. Sempre.

Così, per quest'anno, nessun riassunto delle letture migliori, perchè la verità è che anche sul fronte letture, il 2019 non è stato granchè, non ho letto molto, non ho scovato tanti libri da cinque stelline, ma nemmeno troppi da buttare, ecco, quindi possiamo dire che è stato un anno letterario nella media.

E dopo tutta questa manfrina infinita, ecco ciò che vorrei perseguire per il nuovo anno, così di getto, così come viene:

- Iniziare un bullet journal:
mi sto documentando in questi giorni e penso sia una cosa creativa oltre che utile, mi manca solo il materiale e poi si parte!
- Rileggere alcuni dei miei libri del cuore: 
soprattutto quando sono in blocco, invece di rimanere in pausa, rileggere alcuni dei miei libri preferiti potrebbe essermi utile. Se seguo questo mio stesso consiglio, sono già a metà dell'opera.
- Imparare a gestire l'ansia: 
questo è il più difficile, complicato e spaventoso obiettivo. Se proprio non posso imparare a gestirla, vorrei almeno imparare ad accettarla, questo sì.
- Gestire letture, blog e instagram senza "pressione":
ovvero come ho iniziato a fare dall'estate in poi, senza prendermela se non riesco a recensire tutti i libri che leggo, non sono costante con i post o metto addirittura in pausa blog e social.
- Guardare più film:
in questi giorni di "festa" ne ho approfittato per recuperare diversi titoli che volevo vedere da tempo, stessa cosa per le infinite serie tv che sto seguendo, quindi spero di riuscire a portare avanti questa cosa nel tempo.
- Continuare a impegnarmi nella 1001 things
questo è forse il più facile da perseguire, sono anche già abbastanza soddisfatta di come sta procedendo la lista.
- Aggiornare l'indice delle recensioni, ma aggiornarlo di volta in volta, in modo da non mettere questo proposito tutti i santissimi anni! 
CE LA POSSO FARE
- Migliorare nella fotografia: 
o scoprire qualche nuovo trucco diciamo, perchè è una cosa che mi diverte molto e mi dà anche soddisfazione
- Fare un bel viaggio fuori dall'Italia:
ridendo e scherzando penso siano ormai 2/3 anni che non faccio un viaggio all'estero, quindi spero di recuperare presto.

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