Random

5 Clichè letterari insopportabili

27.4.20

Buongiorno lettori, nel post odierno vi parlo di cinque clichè letterari che mi hanno proprio stancato. In questo post ve ne avevo già illustrato qualcuno, tipico dei romanzi young adult, qui vado un po' più sul generale.
In realtà me ne sono venuti in mente altri, e visto che mi diverte scrivere questo genere di post, ne parlerò ancora prossimamente.

Bello= popolare/ Brutto= sfigato
Non c'è una via di mezzo, o sei bello, popolare, invidiato e perfetto, o sei bruttino e di conseguenza solo, rilegato in un angolo e considerato uno sfigato, quello che in mensa mangia da solo, in sostanza, o al tavolo degli altri invisibili come lui.
Non esistono vie di mezzo, non esistono persone "medie", con caratteri normali e vite normali, o tutto o niente.
O tutti ti desiderano (e solitamente sei anche la reginetta della scuola, la cheerleader o il campione di tutti gli sport scolastici) e sei il primo ad essere invitato ad ogni festa, o hai un amico a dir tanto, non ti invita nessuno e tutti si stupiscono quando ti vedono al banco di fianco a loro, nonostante siate nella stessa classe da almeno due anni.
Voglio dire, qualcosa a metà, no?

La protagonista che non si è mai guardata allo specchio
Si, proprio lei, la ragazza che si è sempre considerata bruttina, invisibile e indesiderata, fino a che arriva il personaggio maschile  di turno che le fa notare che in realtà è una bomba, che sotto sotto a scuola tutti le vanno dietro e via dicendo.
Eh già, c'era bisogno che glielo dicesse un ragazzo! A quanto pare a casa sua non esistono specchi, a quanto pare glielo doveva dire qualcuno, che in realtà i suoi capelli non sono così male, che se si mette quel vestito il suo fisico da urlo viene messo in risalto e che asta un filo di matita per... sì, insomma, la trasformazione da sfigato a popolare di cui sopra, è un attimo.

L'eroe incapace
Se ci pensate  spesso sempre, l'eroe, il prescelto, quello destinato a combattere contro le forze più oscure o crudeli, è un vero incapace. Penso a Katniss, per esempio, che ha già  grandi abilità nel tiro con l'arco, perchè costretta da sempre a sfamare la famiglia, durante i giochi impara tante cose, sì, ma quella abilità è sempre stata sua, eppure è un eccezione.
Nella maggior parte delle storie fantasy/distopiche infatti non è così. Anche Harry, per esempio, il prescelto, è scaltro, ma non è certo il più brillante del suo corso, durante i sette libri gli va molto di fortuna (grazie anche all'aiuto dei suoi amici). O anche  Frodo che si piglia il peso dell'anello, ma durante il lungo viaggio non è certo il più competente o brillante nei combattimenti, quante volte viene salvato dagli altri, e quanto spesso Sam è di gran lunga un passo avanti di lui? Oppure Percy Jackson, non ho ancora letto i libri, ma se non ricordo male è un ragazzo come tanti senza nessun talento speciale, quando scopre la sua vera natura. Stessa cosa per il protagonista di Eragon, è un ragazzo di umilissime origini e quando inizia il suo viaggio ha ben poche capacità già acquisite, e la sua strada è tutta in salita.

Amore/odio
Tipico nei new adult principalmente, ma anche in qualche young adult, i due personaggi  principali si odiano, si tirano le peggio parole, si prendono forsennatamente in giro, eppure... eppure sotto sotto nutrono un amore folle l'uno per l'altra ma evidentemente hanno conservato il cervello delle elementari, quando la tattica migliore per nascondere  i sentimenti verso quel compagno di classe che ci piaceva era proprio ignorarlo o prenderlo un po' in giro per farci notare. 
Eh, questo si che è amore vero.
Soprattutto se si parla dei new adult, basta ignorare la tipa in questione, trattarla malissimo, farsi tutte le altre in circolazione poi ignorarla di nuovo e trattarla come uno straccio per farla cadere ai nostri piedi, very good, ottima mossa!

Genitori assenti... o fin troppo presenti
Ci sono due categorie di genitori:  abbiamo gli  assenti, che lasciano che i figli vivano praticamente in autonomia, si sfamino da soli, combinino di tutto e di più, vadano e vengano come gli pare, frequentino ogni tipo di festa, rientrino dalla finestra tutte le sere senza manco accorgersene, insomma libertà totale, se va bene vengono nominati giusto due/tre volte, tanto per ricordarci che no, il protagonista non è orfano.
Oppure abbiamo i molestatori (allarme new adult), spesso usano violenza sui figli, sono severissimi, pretendono da loro l'impossibile, sono rigidi su tutto, non li fanno uscire se non per motivi scolastici, controllano le compagnie che frequentano... spesso e volentieri abbiamo un genitore solo, perchè l'altro se n'è andato, si è costruito un'altra famiglia abbandonando la precedente, è sparito nel nulla, chiama solo per Natale e manda una cartolina al compleanno da qualche cittadina tropicale in cui vive con la nuova famiglia e la nuova moglie giovane e bella. Di conseguenza, il genitore solo è diventato intrattabile dopo l'abbandono, fatica ad arrivare a fine mese, magari beve pure un po', e sfoga tutta la sua frustrazione appunto sull'unica persona che gli rimane: il figlio/ la figlia.
Insomma, anche qui vie di mezzo quasi mai!

E a voi invece?
Quali sono i clichè letterari che non sopportate?

Speciale

5 nuovi libri che voglio leggere prossimamente

23.4.20

In questi giorni di quarantena, nonostante le mie letture vadano molto, molto a rilento, quello che va alla velocità della luce è invece l'allungamento della mia wishlist, che non si ferma mai!
Ecco cinque titoli recenti che vorrei leggere al più presto:
Trama: ECCO LE 5 REGOLE DA SEGUIRE:
1. Sei in una caffetteria speciale. C’è un unico tavolino e aspetta solo te.
2. Siediti e attendi che il caffè ti venga servito.
3. Tieniti pronto a rivivere un momento importante della tua vita.
4. Mentre lo fai ricordati di gustare il caffè a piccoli sorsi.
5. Non dimenticarti la regola fondamentale: non lasciare per alcuna ragione che il caffè si raffreddi.

In Giappone c’è una caffetteria speciale. È aperta da più di cento anni e, su di essa, circolano mille leggende. Si narra che dopo esserci entrati non si sia più gli stessi. Si narra che bevendo il caffè sia possibile rivivere il momento della propria vita in cui si è fatta la scelta sbagliata, si è detta l’unica parola che era meglio non pronunciare, si è lasciata andare via la persona che non bisognava perdere. Si narra che con un semplice gesto tutto possa cambiare. Ma c’è una regola da rispettare, una regola fondamentale: bisogna assolutamente finire il caffè prima che si sia raffreddato. Non tutti hanno il coraggio di entrare nella caffetteria, ma qualcuno decide di sfidare il destino e scoprire che cosa può accadere. Qualcuno si siede su una sedia con davanti una tazza fumante. Fumiko, che non è riuscita a trattenere accanto a sé il ragazzo che amava. Kotake, che insieme ai ricordi di suo marito crede di aver perso anche sé stessa. Hirai, che non è mai stata sincera fino in fondo con la sorella. Infine Kei, che cerca di raccogliere tutta la forza che ha dentro per essere una buona madre. Ognuna di loro ha un rimpianto. Ognuna di loro sente riaffiorare un ricordo doloroso. Ma tutti scoprono che il passato non è importante, perché non si può cambiare. Quello che conta è il presente che abbiamo tra le mani. Quando si può ancora decidere ogni cosa e farla nel modo giusto. La vita, come il caffè, va gustata sorso dopo sorso, cogliendone ogni attimo.

Trama: Wang Di ha soltanto sedici anni quando viene portata via con la forza dal suo villaggio e dalla sua famiglia. È poco più che una bambina. Siamo nel 1942 e le truppe giapponesi hanno invaso Singapore: l’unica soluzione per tenere al sicuro le giovani donne è farle sposare il più presto possibile o farle travestire da uomini. Ma non sempre basta. Wang Di viene strappata all’abbraccio del padre e condotta insieme ad altre coetanee in una comfort house, dove viene ridotta a schiava sessuale dei militari giapponesi. Ha inizio così la sua lenta e radicale scomparsa: la disumanizzazione provocata dalle crudeltà subite da parte dei soldati, l’identificazione con il suo nuovo nome giapponese, il senso di vergogna che non l’abbandonerà mai. Quanto è alto il costo della sopravvivenza?
Sessant’anni più tardi, nella Singapore di oggi, la vita dell’ormai anziana Wang Di s’incrocia con quella di Kevin, un timido tredicenne determinato a scoprire la verità sulla sua famiglia dopo la sconvolgente confessione della nonna sul letto di morte. È lui l’unico testimone di quell’estremo, disperato grido d’aiuto, e forse Wang Di lo può aiutare a far luce sulle sue origini. L’incontro fra la donna e il ragazzino è l’incontro fra due solitudini, due segreti inconfessabili, due lunghissimi silenzi che insieme riescono finalmente a trovare una voce.
Con una scrittura poetica e potente, in questo romanzo d’esordio Jing-Jing Lee attinge alla sua storia familiare raccontando la memoria dolorosa e a lungo taciuta di una generazione di donne delle quali è stata per decenni negata l’esistenza: una pagina di storia che troppo a lungo è stata confinata all’oblio.

Trama: Sul fianco scosceso di Kujira-yama, la Montagna della Balena, si spalanca un immenso giardino chiamato Bell Gardia. In mezzo è installata una cabina, al cui interno riposa un telefono non collegato, che trasporta le voci nel vento. Da tutto il Giappone vi convogliano ogni anno migliaia di persone che hanno perduto qualcuno, che alzano la cornetta per parlare con chi è nell'aldilà. Quando su quella zona si abbatte un uragano di immane violenza, da lontano accorre una donna, pronta a proteggere il giardino a costo della sua vita. Si chiama Yui, ha trent'anni e una data separa quella che era da quella che è: 11 marzo 2011. Quel giorno lo tsunami spazzò via il paese in cui abitava, inghiottì la madre e la figlia, le sottrasse la gioia di essere al mondo. Venuta per caso a conoscenza di quel luogo surreale, Yui va a visitarlo e a Bell Gardia incontra Takeshi, un medico che vive a Tokyo e ha una bimba di quattro anni, muta dal giorno in cui è morta la madre. Per rimarginare la vita serve coraggio, fortuna e un luogo comune in cui dipanare il racconto prudente di sé. E ora che quel luogo prezioso rischia di esserle portato via dall'uragano, Yui decide di affrontare il vento, quello che scuote la terra così come quello che solleva le voci di chi non c'è più. E poi? E poi Yui lo avrebbe presto scoperto. Che è un vero miracolo l'amore. Anche il secondo, anche quello che arriva per sbaglio. Perché quando nessuno si attende il miracolo, il miracolo avviene. Laura Imai Messina ci conduce in un luogo realmente esistente nel nord-est del Giappone, toccando con delicatezza la tragedia dello tsunami del 2011, e consegnandoci un mondo fragile ma denso di speranza, una storia di resilienza la cui più grande magia risiede nella realtà.

Trama: Alfie Monk sembra un normalissimo adolescente. Solo che ha mille anni e ricorda perfettamente l’ultima invasione dei vichinghi in Inghilterra. Quando un incendio distrugge tutto ciò che ama e conosce, Alfie è costretto a chiedere aiuto a due suoi coetanei. O meglio, a due VERI undicenni. Grazie a loro il ragazzo millenario scoprirà un modo di vivere diverso, un modo di vivere che non dura PER SEMPRE.
Trama: Anno 2380: ai cadetti dell'ultimo anno dell'Accademia Aurora sta per essere affidata la prima vera missione. Tyler Jones sa che, proprio perché è il migliore del suo anno, potrà reclutare la squadra dei suoi sogni. Peccato che, a causa del suo comportamento sconsiderato, come punizione gli vengano assegnati d'ufficio i cadetti scartati da tutti gli altri capisquadra, quelli con cui nessuno vorrebbe mai lavorare. Proprio lui, l'allievo più talentuoso dell'Accademia sarà al comando di una vera e propria banda di disperati: • una diplomatica, cintura nera di sarcasmo • una scienziata sociopatica con la tendenza a sparare ai suoi compagni • uno smanettone geniale e dall'ironia pungente • un guerriero alieno con seri problemi di gestione della rabbia • una pilota abilissima con un leggerissimo debole per Tyler.
Ma non è nemmeno questo il suo problema principale. Infatti, solo dopo aver risvegliato da un sonno lungo duecento anni la misteriosa Aurora Jie-Lin O'Malley, Ty scopre che proprio lei potrebbe innescare una guerra rimasta a lungo sopita e che, ironicamente, proprio la sua squadra di disperati potrebbe essere l'ultima speranza di salvezza per l'intera galassia.
Comunque: NIENTE PANICO!

Speciale

Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore - 10 citazioni sulla letteratura

23.4.20

Buongiorno lettori, in occasione della Giornata Mondiale del libro e del diritto d'autore, vi lascio dieci citazioni che amo molto, e che parlano appunto della letteratura e dell'impatto e dell'importanza che ha sulla vita di una persona.
Buona giornata di noi lettori, insomma!

Un libro deve essere un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi.
F. Kafka

Una città senza libreria è un luogo senza cuore.
G. Zevin

Credo di essere anatomicamente fatta di carne, ossa e pagine di libro
V. Andreoli

I libri sono specchi: riflettono ciò che abbiamo dentro
C. R. Zafòn

Per viaggiare lontano non c'è miglior nave di un libro
E. Dickinson

I libri si rispettano usandoli, non lasciandoli stare.
U. Eco

Leggiamo per sapere che non siamo soli
C. S. Lewis

"Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso."
D. Pennac

Leggere è andare incontro a qualcosa che sta per essere e ancora nessuno sa cosa sarà.
I. Calvino

Ci sono crimini peggiori del bruciare libri. Uno di questi è non leggerli.
J. Brodskij

Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.
J. D. Salinger

Dark Web

Intervista a Sara Magnoli, autrice di "Dark Web"

19.4.20

Buongiorno lettori, questo post è un po' particolare e speciale, perchè l'ho voluto dedicare ad un'autrice di cui ho assistito un paio di mesi fa la presentazione del suo romanzo "Dark Web". Un libro che va letto, attualissimo, in queste giornate più che mai e che tenevo a far conoscere.
Vi lascio la scheda del libro, e sotto la mia chiacchierata con Sara Magnoli.

Titolo: Dark Web
Autore: Sara Magnoli
Editore: Pelledoca
Anno: 2020
Pagine: 220
Prezzo: 16.00

Trama:
Vesna è un nome falso. Il nome scelto da Eva, 14 anni, per diventare una influencer da milioni di like. Doom Lad è il nickname di lui: significa "ragazzo del destino". Ma lui non è ciò che dice di essere e il web è una ragnatela in cui cadono le ragazzine. Le loro immagini rubate viaggiano nel buio della rete. Giovanniboccaccio è il nome d'arte di un ispettore infiltrato nel dark web che cerca di salvare minorenni intrappolate nella ragnatela. Eva non sospetta nulla di quello che c'è dietro i messaggi, le chat e le immagini che scambia con Doom Lad. Prima le foto, poi i video e infine un appuntamento in hotel. E lì si ritrova sola quasi sul baratro. Eva parla con un unico amico, compagno di scuola perseguitato dai bulli. Lui le vuole bene e vorrebbe proteggerla, ma è confuso e forse anche un po' ingenuo. Intanto l'ispettore serra sempre di più le maglie intorno al giro losco della rete. Età di lettura: da 13 anni.

- Buongiorno Sara e benvenuta sul Baule!
Iniziamo dalle presentazioni, ci può riassumere la trama del suo romanzo, Dark Web? 
"Al centro della storia narrata in Dark Web (Pelledoca Editore) c’è Eva, quattordici anni, che con il nickname scelto per il suo avatar, Vesna, è molto presente sui social, da Instagram a Facebook, perché vuole diventare una influencer di moda, pensando che basti postare qualche foto, senza avere alle spalle uno studio, una preparazione, un supporto di esperti. Ma soprattutto senza porsi il problema di un uso responsabile e consapevole del web. Il suo sogno sembra avverarsi attraverso l’incontro con un misterioso personaggio, il cui nickname è Doom Lad, che le dice di essere un designer di moda poco più che ventenne e dapprima la lusinga, ne carpisce la fiducia, poi la minaccia e la ricatta chiedendole foto sempre più spinte e scattate in situazioni pericolose.Eva è intrappolata nella ragnatela di questo individuo, che la notte condivide le foto della ragazzina nella parte più oscura del web, con altri che come lui sono coinvolti in giri di sexting e pedopornografia. Né loro né Eva sanno però che c’è una rete buona, anche grazie all’uso ragionato del web, che indaga e che può salvare le vittime di tutto questo: è intessuta dalla polizia postale, un cui ispettore, Rocco d’Antonio, si è infiltrato nel dark web per sconfiggere i ragni perversi.
Si tratta di un giallo, dunque c’è un’indagine che lo stesso lettore può svolgere con i protagonisti."

- Com'è nata l'idea di Dark Web e in che modo si è documentata per la stesura del romanzo? 
"Sono giornalista e mi sono a lungo occupata di cronaca nera e giudiziaria: i reati e i crimini che si muovono nella sfera sociale della collettività mi hanno sempre interessata perché voglio capire che cosa porta a tante cattiverie e atrocità che fanno soffrire le persone. I cosiddetti crimini relazionali e i rischi per le persone soprattutto legati al web quando non è usato bene sono un argomento che mi interessa molto da tempo e sul quale mi documentavo da parecchio: l’invasione della sfera privata degli altri con scopi non sempre leciti è un fenomeno che esiste da sempre, purtroppo. Un esempio: quello che oggi chiamiamo stalking ricorda in qualche modo, pur con le differenze legate alle epoche diverse, l’atteggiamento di don Rodrigo nei confronti di Lucia.Per scrivere “Dark Web” mi sono dunque documentata con ricerche giornalistiche, ma anche avvalendomi della consulenza di esperti del settore informatico, responsabili di indagini e anche esperti di relazioni adolescenziali, come le informatiche forensi Maria Pia Izzo ed Eva Balzarotti, il vicequestore della polizia postale Rocco Nardulli, il sostituto procuratore del tribunale dei minori Annamaria Fiorillo e il libro è stato anche visionato, una volta concluso, dalla psicologa dell’infanzia e dell’adolescenza Raffaella Pasquale. E poi ho osservato e ascoltato molto i ragazzi, ciò di cui parlano, che cosa loro interessa, che cosa pensano."

- Visti i recenti fatti relativi i gruppi telegram di pedopornografia e revenge porn, il tema del suo romanzo è più attuale che mai. Quale consiglio darebbe a chi è o si è trovato a vivere la stessa situazione di Eva, coinvolto in episodi di cyberbullismo o adescamento minorile?
"Convincersi che essere vittime di fatti del genere non è una colpa, ma che altri sono colpevoli nei nostri confronti  dunque non vergognarsi di parlare di quanto ci sta capitando con un adulto di cui si fidano, i genitori, un insegnante, i nonni… E poi, nel caso di reati, denunciare alla polizia postale. Soprattutto però fare attenzione, non fidarsi di chi non conosciamo, ricordarsi sempre che nella rete ci si può nascondere, si può far credere di essere altri o altro da ciò che si è. Gli adescatori di minori hanno tecniche subdole: sono adulatori, carpiscono la fiducia riuscendo anche a farsi raccontare emozioni e intimità dei ragazzi per capire quali sono i loro interessi, le loro abitudini. E passando poi alle minacce, ai ricatti. "

- Se dovesse decrivere il suo romanzo in tre aggettivi, quali sarebbero? 
"Realistico, avvincente, incalzante."

- Parlando invece di scrittura in generale, qual è il suo processo nella lavorazione dei suoi romanzi? Ci sono luoghi particolari, o momenti specifici della giornata che la aiutano nel lavoro?
"Io sono una disordinata patologica e anche nell’approcciarmi alla stesura di un romanzo non ho un ordine. O meglio, ho certo un’idea in testa che prende forma e si sviluppa più o meno velocemente a cui segue sempre una parte di documentazione, che ritengo sempre fondamentale, tanto più quando si scrivono gialli, che è il genere a cui mi dedico quasi esclusivamente e che prediligo. Documentarmi è la fase che mi richiede più tempo, perché man mano che trovo e analizzo aumentano le idee, ma anche i dubbi sullo svolgimento delle storie. Poi mi metto a scrivere e non riesco a dedicarmi solo a quello, avendo comunque un lavoro e una famiglia. Scrivo ogni volta che mi vengono a trovare le parole giuste per farlo, non riesco a dirmi: okay, adesso hai cinque ore e scrivi. No, non sono io che scelgo quando scrivere una storia, ma sono le parole e la storia che scelgono quando essere scritte. Ma ho una discreta velocità di scrittura, se è il momento giusto riesco a concludere la stesura di un romanzo anche in pochi giorni. Non ci sono momenti o luoghi particolari, di solito scrivo al tavolo della cucina, ma ricordo con tanto piacere la scrittura di un libro sul mare, tra le isole Tremiti e Marina di Camerota, la sera a conclusione delle giornate di laboratori con le scuole all’interno del progetto di turismo scolastico con l’associazione culturale Bimed di Salerno, che tra le sue attività ha una staffetta di scrittura della legalità, per cui classi di scuole di tutta Italia, partendo dall’incipit di un autore, scrivono ciascuna un capitolo di un racconto che va a formare un libro."

- Quali autori l'hanno formata come lettrice e come scrittrice? 
"Non so se ci sono autori che mi hanno formata in questo senso, posso dire che ci sono molti autori che amo particolarmente e sono soprattutto italiani, ma sono davvero moltissimi. Tanti “giallisti”, da Loriano Macchiavelli a Maurizio de Giovanni, da Piergiorgio Pulixi a Margherita Oggero, da Bruno Morchioa Sandrone Dazieri  a nomi forse meno conosciuti, ma strepitosi, come Luca Occhi. Ma anche tanti che non scrivono gialli: adoro Piero Chiara e Niccolò Ammaniti, negli ultimi anni ho letto libri bellissimi di Fabio Genovesi, Fabio Bartolomei, Francesco Muzzopappa. E tra gli stranieri Friedrich Glauser, Franz Kafka, Friedrich Dürrenmatt. Credo che Sepúlveda, che questo virus ci ha portato via fisicamente, abbia scritto pagine di pura poesia che sono nel mio cuore. Ma ripeto, sono solo alcuni degli autori che leggo e apprezzo. "

-Ultima domanda, nonchè la più difficile da fare ad un lettore: libro preferito?
"I promessi sposi. Lì c’è ogni genere di romanzo. E c’è una storia con tematiche che sono attualissime."

Grazie Sara per essere stata ospite del Baule e buon lavoro!

Anime

Feel Good | Ragnarok | Locke & Key | Ano Hana |The Rising of the Shield Hero | Tokyo Magnitude 8.0 insomma cosa sto guardando in questi giorni!

11.4.20

Feel Good 
(stagione 1)
Feel Good è stata una scoperta assolutamente casuale, beccato tra una storia e l'altra di instagram, ne sono rimasta incuriosita e ho deciso di iniziarlo.
Composto da sei episodi soltanto, della durata circa di 20 minuti, si vede praticamente in un pomeriggio, finisce in fretta, in un baleno, tra una risata e uno spunto di riflessione.
L'ho trovata una storia carina, interessante, ho trovato buoni i personaggi presi singolarmente, Mae in particolare super intrigante nonostante e forse soprattutto per le sue fragilità, ma insieme sono davvero così funzionali? Non lo so, qualcosa della loro relazione stonava, sarà che ultimamente ho lasciato ben poco spazio al romanticismo e vedo tutto con una patina di cinismo, ma personalmente più che il legame tra le due, ad avermi incuriosita è proprio la personalità di Mae. 
Gli spunti che la serie dà, sui rapporti umani, effimeri o duraturi, ma soprattutto sulla natura delle persone, sulla difficoltà dell'accettarsi, sulle crepe nascoste, su quanti siano effettivamente i sorrisi sinceri, quando dentro di noi siamo in realtà in pezzi.

 Ragnarok 
(stagione 1)
Ragnarok mi ispirava parecchio, anche questa prima stagione è composta da soli sei episodi, quindi nulla di troppo impegnativo. Purtroppo, devo dire che non sono rimasta colpita quanto mi aspettassi, anzi, a conti fatti non mi è piaciuta particolarmente.
L'idea di base, è ovviamente interessante, ma secondo me non viene sviluppata in modo particolarmente affascinante. 
Non ho infatti trovato nessun personaggio degno di nota, ho trovato tutti abbastanza abbozzati, nessuno mi ha colpito particolarmente, nè buoni, nè cattivi. Sono ovviamente pochi episodi, ma è tutto molto introduttivo e parecchie cose vengono lasciate in sospeso. A quanto ho capito, la serie è stata rinnovata ad una seconda stagione, ma nel caso questo non fosse avvenuto, avrei preferito una qualche spiegazione più approfondita, mentre molte cose vengono invece lasciate un po' a caso.
Il fascino della mitologia norrena, insomma, si perde un po' tra scene esageratamente coreografate e adolescenziali, c'è da dire che le ambientazioni norvegesi, invece sono talmente straordinarie, che vale la pena guardarlo anche solo per quello! 

Locke & Key
(stagione 1)
Di Locke & Key si è sentito parlare un bel po' nelle ultime settimane. Le opinioni lette al riguardo erano molto contrastanti, perciò ero un po' indecisa se vederlo o meno, ma la curiosità alla fine ha avuto la meglio.
Personalmente l'ho trovato molto carino, breve, solo 10 puntate, con un giusto mix di fantasy e thriller, che rendono la storia interessante e incuriosisce lo spettatore nel voler arrivare subito alla fine.
Finale che, è mi ha lasciata sorpresa, in senso positivo, e confido nella secondo stagione (sperando che non deluda).
Ho trovato interessanti i personaggi, in particolare il modo in cui grazie al mistero di queste chiavi magiche, loro inizino pian piano a ricostruire un legame fraterno andato ormai perduto, e a rimettere insieme i cocci di una famiglia tristemente distrutta da un fatto davvero terribile.
Personalmente, avrei evitato qualche scena "humor" e qualche gag, per non rovinare le atmosfere cupe, anzi, forse avrei aggiunto un pizzico di paura in più, in particolare nel personaggio di Bode che a conti fatti però è anche il migliore.
La serie  è basata sulla graphic novel scritta da Joe Hill, figlio di Stephen King, e disegnata da Gabriel Rodriguez.

Ano Hana
( episodi)
La storia toccata da questo anime, e basata sulla serie manga, composta da tre volumi è una storia interessante ma soprattutto altamente toccante dal punto di vista emotivo. Riesce a catturare lo spettatore puntata dopo puntata, con pezzi del puzzle che vanno via  via ad incastrarsi in una tragedia che è però raccontata con un occhio diverso, e punta al positivo. Menma è il personaggio al centro della storia, che attraverso la sua condizione di fantasma, riesce a ricostruire un gruppo di amici che si era ormai perso di vista dopo l'incidente che era costato la vita proprio alla piccola Menma.
Così ritroviamo Jinta, che dopo la perdita dell'amica, ha perso parte di sè stesso, che tenta di risolvere un conflitto in grado di dare la pace a Menma, ma per farlo sarà costretto a chiedere aiuto agli amici ormai persi da tempo.
La serie, che inizia con toni brillanti e leggeri, arriva sempre più nel profondo portando a galla scenari drammatici e malinconici, fino ad un epilogo altamente commovente e delicato.
Oltre alla perdita, la serie tratta i temi dell'incomunicabilità, dell'accettazione dei cambiamenti, dell'importanza dei ricordi, sulle riflessioni nate dai proprie errori e sull'importanza dell'amicizia.
L'unica cosa che non ho apprezzato, è stata la scelta della voce doppiante italiana proprio per quanto riguarda Menma, l'ho trovata un po' troppo infantile, a tratti molto irritante e non mi ha permesso di apprezzare appieno il suo personaggio.

The Rising of the shield hero
(25 episodi)
Ho scoperto The Rising of the Shield Hero tramite un gruppo facebook e dal trailer ne sono rimasta subito incuriosita.
Ci troviamo di fronte ad un anime composto da due stagione, 25 episodi in totale, un anime che mischia fantasy e avventura con una buona dose di sentimentalismo che non guasta.
Il protagonista è Naofumi, che si trova suo malgrado catapultato in un mondo magico in cui gli spetta un ruolo di primo piano in una lotta leggendaria in cui è subito ben chiaro sia lo sfavorito.
Più che il personaggio di Naofumi, è stata Raphtalia ad avermi conquistata, la sua spalla destra, la sua arma, che nel corso degli episodi cresce a matura in ogni senso possibile. Come simi-umana e come combattente, senza però dimenticare il suo animo buono e gentile.
Diciamo che complessivamente, alcune puntate scorrono più lente e quasi statiche, rispetto ad altre che invece incarnano perfettamente azione e colpi di scena.
Mi sarei personalmente concentrata un po' di più su alcuni dettagli della storia, quali per esempio gli altri tre eroi, che invece si perdono un po' per strada, o la totale dimenticanza delle loro origini terrestri, che mi ha lasciata un po' sconcertata...
Tutto sommato, però sono stata soddisfatta da questa visione, e dalle tematiche intrinseche nella storia, quale il repentino cambiamento di Naofumi che da ottimista e sognatore, cambia completamente faccia dopo il tradimento subito, a prova di quanto i torti e i tradimenti di fiducia possano arrivare a toccare nel profondo di una persona.

Tokyo Magnitude 8.0
(11 episodi)
Dopo The Rising of the Shiled Hero, mi sono buttata su Tokyo Magnitude 8.0 giusto per tirarsi un po' su di morale, no?
No, perchè questo anime, 11 episodi gustati in un pomeriggio, è tutt'altro che allegro e leggero. Al centro della storia c'è proprio una catastrofe naturale, un terremoto che spacca in due Tokyo lasciando i due protagonisti della storia, sorella e fratellino, completamente soli, alla ricerca di un modo per tornare a casa dai genitori.
Avevo intuito che fosse una storia alquanto straziante, ma non l'ho capito fino in fondo, fino agli ultimi due capitoli quando tutto si rivela più chiaro che mai.
Tokyo Magnitude 8.0 è la storia di un viaggio disperato verso una casa che potrebbe benissimo essere stata spazzata via. E' la perfetta ricostruzione di una situazione incontrollabile, in cui chiunque si potrebbe ritrovare, perchè se c'è qualcosa che non si può controllare è proprio la natura, la terra e la sua voglia di ribellione.
In questo viaggio, Mirai e Yuuki troveranno sulla loro strada un raggio di sole, che con un'atipica bontà aiuterà i due a sopravvivere in una situazione difficilissima e ahimè iper-realistica.
La storia procede in certi versi piuttosto lentamente, ma viene costruita in modo preciso. Dalle espressioni dei protagonisti avvertiamo le loro angosce, il terrore ad ogni nuova scossa, ma anche la loro giovane età, che ci viene ricordata attraverso le risate e il sano ottimismo del piccolo Yuuki.

New Adult

"Una ragione per amare" e almeno 10 per non leggere questo romanzo

7.4.20

Titolo: Una ragione per amare
Autore: Rebecca Donovan
Editore: Newton Compton
Anno: 2017
Pagine: 448
Prezzo: 5,90

Trama:
Emma Thomas è una studentessa modello e un'atleta prodigio. Ma è una ragazza taciturna e solitaria: non frequenta nessuno tranne la sua amica Sara, non va alle feste, non esce e non ha un fidanzato. E si copre bene per nascondere i lividi, per paura che qualcuno possa indovinare quello che succede tra le pareti domestiche. Mentre gli altri ragazzi della sua età si divertono spensieratamente, Emma conta in segreto i giorni che mancano al diploma, quando finalmente sarà libera di andare via di casa. Ma ecco che all'improvviso, senza averlo cercato o atteso, Emma incontra l'amore. Un amore intenso e travolgente che entra prepotentemente nella sua vita. E adesso nascondere il suo segreto non sarà più così facile.

Recensione:
Amo farmi del male, evidentemente, e almeno una volta all'anno mi concedo di leggere un libro della mia lista nera, ovvero un libro di un genere che non amo particolarmente, e il genere che più detesto, se seguite il blog ormai lo sapete ha un solo nome: NEW ADULT.
Da quando questi libri sono comparsi e hanno invaso l'editoria peggio del prezzemolo, dopo il successone di Uno splendido disastro, la lettrice qui presente ha avuto il coraggio di leggerne addirittura 4/5 e una  cosa ho capito da questi libri, anzi due: la prima, come ho già detto, è che appunto li detesto, e la seconda è che sono tutti uguali. Le trame sono molto, molto, molto simili, e quindi sono simili anche i dettagli negativi, ma bando alle ciance, veniamo al libro in questione.

Una ragione per amare è il libro con cui ho deciso di deliziarmi in queste giornate di quarantena, dopo aver scoperto di averlo sul Kobo (preso evidentemente quando ero ancora ignara di quanto il genere new adult mi facesse ribrezzo), primo di una trilogia, edito da Newton Compton e scritto dalla penna di Rebecca Donovan.
Un brevissimo accenno alla trama e poi via con la lista di cose no, perchè oggi mi andava di strutturare la recensione così, in modo in po' diverso:

Emma, la protagonista, è una studentessa e atleta eccellente, che conta i giorni che la separano dalla partenza per il college, via da una famiglia che la tiene imprigionata nella sua stessa casa e usa continuamente violenza su di lei.
I suoi "obiettivi" però, cambiano quando a scuola arriva "l'affascinante" Evan, un ragazzo nuovo inspiegabilmente attirato da Emma (e la cosa è davvero inspiegabile) e niente, da qui è sostanzialmente la fine.
Nel senso che avrei benissimo potuto chiudere ed evitare il resto del libro.

10 ragioni per non leggere Una ragione per amare:

1) La protagonista:
Emma, nelle prime pagine del libro, non è male. Nel senso, si avverte fin da subito la sensazione di angoscia che la ragazza vive tra le mura di casa, la sua paura, la sua fragilità, lei viene picchiata continuamente, è costretta ad evitare di instaurare rapporti per non dover spiegare i lividi che ha sul corpo, e la sola cosa che la fa andare avanti, è appunto l'obiettivo di costruirsi un futuro ed una vita migliore, una volta terminate le superiori. E tutto ciò è ammirevole, nelle prime pagine ho tifato per lei, volevo che ce la facesse a scappare da questa situazione da incubo che vive, peccato che da un momento all'altro lei diventi l'opposto di ciò che è ad inizio libro.
2) Evan chi?
Eh si, perchè poi entra in gioco Evan, ed Emma diventa una cretina totale. Passa dall'essere terrorizzata dalla situazione che vive, all'essere invece semplicemente preda degli ormoni. Dimentica completamente il fatto di svegliarsi coperta di lividi e cicatrici, dimentica la prigione che è casa sua, dimentica la paura, le bugie, il non avere amici, il mantenere alto il livello scolastico..... dimentica tutto, perchè poi i suoi unici pensieri riguardano questo ragazzo: "Non voglio avere legami con nessuno", "Dobbiamo rimanere amici" "Però forse lui mi piace" "No, è meglio se lo evito" "oddio e se alla festa lo incontro" TUTTO COSI', per pagine e pagine e pagine a lamentarsi, a cambiare idea, a ripetere le stesse cose...
TUTTO COSI'

3) La violenza
Ebbene sì, il tema della violenza perde completamente significato, quando Emma inizia ad essere ossessionata da Evan, pazienza se non riesce a stare in piedi per i lividi, che sarà mai, no?
Una delle cose che avrebbero potuto essere interessanti in questa storia, era proprio il tema della violenza tra le mura domestiche.
Peccato che l'autrice sia stata capace di prendere l'unico appiglio originale della sua storia e sbriciolarlo con le sue stesse mani.
Questa è probabilmente la cosa che più di tutte mi ha infastidito, anzi mi ha davvero fatto arrabbiare leggendo questo romanzo. Un tema così delicato e importante, preso e infilato a caso nella storia, quando avrebbe dovuto essere costruito con attenzione, dandogli l'importanza che meritava. Pensare a quante persone, a quanti ragazzi magari si trovino davvero nella condizione della protagonista e siano costretti a vivere giornalmente un condizione così grave e dolorosa, e pensare a come l'autrice abbia banalizzato e minimizzato una cosa così terribile quanto gli abusi familiari, mi ha davvero fatto infuriare.
Emma vive questa apparente condizione da incubo solo nelle prime pagine, poi in sostanza la cosa è minimizzata, butta all'aria tutto ciò per cui ha "lavorato" per anni, iniziando ad uscire di casa, per andare alle feste e fare ciò che vuole, quando viene nuovamente abusata, la vive come una cosa di poco conto... insomma ciò che di positivo ho intuito nelle primissime pagine del libro viene totalmente rovinato dal resto.
E questo non è solo negativo alla storia, ma è davvero grave in generale,  trattare un tema talmente delicato, in modo così superficiale.

4) Lo stile di scrittura
Come tutti i new adult che ho letto, anche questo ha uno stile di scrittura che personalmente non apprezzo. Cambi di scenari un po' a caso, mancanza totale di descrizioni fondamentali, MA tanti dettagli assolutamente superflui ed evitabili come gli scenari delle feste, le case dei protagonisti, i vestiti indossati... cose che al lettore non importano particolarmente se poi non ti prendi la briga di descrivere i tuoi personaggi, e qui veniamo proprio al prossimo punto.

5) I personaggi
Come ho già detto, la protagonista, ha una cambio totale di rotta quando incontra Evan, tradisce sè stessa e i propri obiettivi per diventare praticamente un'altra persona, ma non è la sola cosa negativa sua e dei personaggi di questo libro.
Prendiamo per esempio il fatto che Emma sia desiderosa di essere invisibile a scuola e non abbia voglia di aver legami con nessuno vista la sua condizione, e ci sta, la capisco. Peccato poi che la sua migliore amica, Sara, sia tipo una delle ragazze più popolari della scuola. Sara è quella che tutti conoscono, Sara è quella che quando arriva a scuola la mattina (assieme ad Emma tra l'altro), tutti gli studenti salutano, Sara è quella che tutti i ragazzi desiderano, è quella che quando arriva alla festa, la festa praticamente si ferma, immaginate la musica che si abbassa e la gente che smette di ballare e parlare, solo perchè TUTTI devono salutare Sara. Ecco, è un po' difficile rimanere invisibile quando stai a fianco a questa Sara, no? E' un po' complicato essere invisibile in un contesto così, no? Eppure, non si sa come, Emma ci riesce!
Ma poi, parliamo dei personaggi in generale, caratterizzazione zero. Nessun personaggio descritto come si deve, sia dal punto fisico (io non sono riuscita ad associare nessuna faccia ai nomi citati), che caratteriale, niente, sono solo un'accozzaglia di nomi propri dai tratti abbozzatissimi, ma praticamente anonimi

6) La parte "romance" se così vogliamo chiamarla
E' bello che l'autrice abbia voluto donare alla povera Emma uno spiraglio di speranza nella sua triste vita, peccato che la parte romance sia totalmente sbagliata. Non ho avvertito nessun tipo di emozione leggendo il legame che andava ad instaurarsi tra Emma ed Evan, semplicemente perchè è un rapporto sbagliato, nato nel modo sbagliato, troppo frettoloso (due volte che si parlano ed Emma è già fuori di testa dai dubbi che la affliggono, POVERINA, ci mancava pure quella nella sua vita), senza senso, basato su presupposti errati (bugie, mancanza di fiducia, stravolgimento della propria personalità)...

7) Il triangolo no
E invece sì!
Ebbene sì, perchè Emma ad un certo punto ha un ulteriore colpo di testa e non si sa come, non essendo abbastanza afflitta dalle violenze familiari e dalla reticenza nel costruire un rapporto con Evan, cosa fa? Pensa bene di buttarsi tra le braccia di un altro, così a caso, perchè se non ci infiliamo pure un triangolo, che razza di storia eh, no?
Ma poi questo tizio, rimane comunque molto anonimo nella storia, si vede che si tratta di un altro elemento messo molto a caso dall'autrice giusto per creare qualche complicanza in un più, o forze perchè dopo pagine e pagine di nulla totale, lei stessa si era dimenticata quale fosse il fulcro centrale della storia.

8) Momenti morti
E qui veniamo alle pagine di nulla: circa metà libro poteva benissimo essere evitato. Nel corso della storia, infatti, abbiamo un sacco di punti morti, la storia già di per sè prosegue molto a rilento, ma abbiamo interi capitoli di vuoto, in cui non ci viene detto assolutamente nulla di importante che regali effettivamente qualcosa alla narrazione. 
9) I clichè
Ebbene sì, pensavate di averla scampata con i clichè eh? E invece no, oltre allo stile di scrittura, oltre al triangolo, oltre ai dialoghi assolutamente inverosimili, allo spessore inesistente dei personaggi e alle pagine vuote e lente, abbiamo anche tantissimi clichè. Tipo la protagonista che va alla prima festa in vita sua e si fa fare trucco e parrucco dalla migliore amica (se non si ha una migliore amica così, che storia è?), "Adoro troppo vestirti" Emma is the new Barbie? Clichè su clichè insomma.

10) Considerazioni generali che non sapevo come rinominare
Per esempio, la persona che usa violenza su Emma, ad un certo punto assume delle sembianze talmente esagerate, da risultare ridicola, senza contare che nessuno, nè tra gli altri familiari, nè tra i due amici in croce di Emma, si prodigano ad aiutare la ragazza, Tra l'altro i motivi per cui Emma non vuole denunciare il suo aguzzino non hanno fondamento, nè ho ben capito per quale motivo l'autrice abbia fatto saltare fuori la figura di un altro familiare (che personalmente pensavo essere morto), anche lì molto a casaccio. In generale la condizione familiare di Emma non viene molto approfondita (come tutto il resto). 
Ma poi in questo libro troviamo scene davvero inverosimili, tipo lei che dopo aver ricevuto frustate e colpi su colpi tanto da non riuscire a stare in piedi, decide comunque di andare a giocare la partita pur essendo piegata in due dal dolore perchè "L'adrenalina farà passare tutto" MA COSA? PENSO DI NON AVER SENTITO BENE.

Non so quanto questa recensione abbia senso, mi rendo conto che sia abbastanza sconclusionata, ero talmente irritata durante la lettura, che ho faticato a decifrare i miei stessi appunti che ho preso mentre leggevo questa storia. Mi scandalizza pensare che esistano altri due libri di questa serie, davvero. Di cose da aggiungere ce ne sarebbero ancora molte, vorrei farvi degli esempi più precisi con scenari e dialoghi assolutamente nosense, ma non voglio spoilerare nulla, nel caso qualcuno abbia la folle idea di leggere questo libro!

Valutazione:
♥/ e mezzo
Questa sono io che mi rendo conto di aver speso ore della mia vita a leggere questa roba

Speciale

12 luoghi iconici delle serie tv

4.4.20

Buongiorno lettori, oggi un post "speciale" un po' diverso dal solito, dedicato alla serie tv.
Vi parlo oggi infatti, di 12 luoghi "famosi" delle serie tv, locali, abitazioni, insomma alcuni tra i punti di riferimento più conosciuti dei telefilm.

Central Perk
(Friends)

Il Central Perk è il punto di ritrovo dei nostri amici di Friends, nonostante abitino nello stesso condominio, in ogni episodio li vediamo poi ritrovarsi a bere un caffè o semplicemente a chiacchierare sul famosissimo divano arancione del bar, e guai a chi gli occupa il posto!

Da Luke's

(Una mamma per amica)

Altro locale cult delle serie tv, è senza dubbio la tavola calda di Luke di Una mamma per amica in cui accadono poi alcuni tra i fatti più succulenti dell'intera serie. Chi non vorrebbe fermarsi a fare una bella colazione a base di caffè e pancake da lui?

Biblioteca della scuola di Sunnydale
(Buffy)

La biblioteca della scuola di Buffy, non è solo luogo di studio nella ricerca dei demoni, ma è anche spesso e volentieri luogo di battaglie ed imprigionamenti vari. Insomma, tutto, tranne che locale frequentato dagli altri studenti che senza dubbio si domandano cosa accada lì dentro!

Casa Cohen
(The OC)

Chi, guardando The Oc, chi non ha mai desiderato almeno una volta di vivere nella casa di Seth? Insomma, io mi accontenterei anche della casetta in piscina eh!

Emerald City Bar 
(Grey's Anatomy)

Dopo il turno in ospedale spesso e volentieri i nostri medici preferiti di Seattle si ritrovano a bere un cocktail insieme nel bar lì vicino, inutile dirsi che qualche tragedia è avvenuta anche lì, inevitabile!

Casa Halliweel
(Streghe)

Anche Casa Halliweel è un'altra casa storica delle serie tv, non si contano i danneggiamenti e le volte in cui le sorelle hanno dovuto fare aggiustamenti o semplicemente ricomprare il mobilio, ma pur essendo continuamente preda dei demoni peggiori, non c'è che dire, la casa delle sorelle Halliweel è proprio carina e caratteristica.

Il Motel
(Bates Motel)

Una casa, o meglio un motel che invece non invidio per niente, è quello della famiglia Bates, non solo per le peggio cose che accadono lì dentro, ma in generale per l'aria sinistra e lugubre che ha, senza contare che pare isolato da tutto e da tutti e senza dubbio è solo meglio così!

Casa di Spencer

(Pretty Little Liars)

Casa di Spencer è spesso ritrovo delle "Liars", nonchè altrettanto spesso è preda di -A, tra inseguimenti, trafugamenti e cose varie!


La scuola 
(Gossip Girl)

Le scuole sono sempre il simbolo delle serie tv, in particolare dei teen drama, quella in cui è ambientato Gossip Girl, non è certo da meno, sebbene anche le case dei protagonisti appaiano molto spesso negli episodi.

Casa Salvatore
(The Vampire Diaries)

Ma quante diavolerie accadono in casa dei fratelli Salvatore, ragazzi? Quante morti, quanti incantesimi, quante persone sventrate e poi resuscitate? Mica si scherza eh! Non c'è che dire, la casa di Demon e Stefan è senza dubbio uno dei punti focali della serie.

L'Alibi
(Shameless)

Un po' come il locale di Luke, anche l'Alibi compare in ogni episodio di Shameless, ritrovo della famiglia Gallagher e testimone delle peggio sbronzate, e di proprietà di Victoria e Kevin.

Casa Buyers
(Stranger Things)
La casa dei Buyers è un elemento fondamentale in Stranger Things, è proprio lì che avvengono i "fatti strani" con le luci, che portano la madre di Will ad indagare sulla sparizione del figlio, ed è lì che poi Will continua ad essere perseguitato dagli incubi del Sottosopra. Insomma, l'alfabeto con le luci sul muro è diventato simbolo della serie.

Follow Us @soratemplates