Recensioni telefilm

Normal People | Sense8 (stagione 1) | Vikings (6a) | Death Note

22.9.20

 Normal people

Tratto dal romanzo di Sally Rooney, "Persone Normali", è una serie di cui si parlato tantissimo nell'ultimo periodo, tanto che la curiosità ha avuto la meglio su di me. La serie, composta da 12 episodi, è fatta talmente bene e in modo così veritiero e realistico, da incollare lo spettatore allo schermo nonostante di base, la storia racconti in sè poco nulla. O meglio, non è nulla di eclatante, non ci sono particolari sorprese o colpi di scena, è una vicenda basilare eppure riesce ad incantare dall'inizio alla fine rendendo il prodotto unico e di qualità.

Da tempo non seguivo una serie tv che fosse in grado di prendermi così tanto dal punto di vista emotivo, Normal People è riuscito nell'impresa di tenere il mo cuore stretto in una morsa una puntata sì, e l'altra pure. Viene facile "tifare" per i due protagonisti, gli interpreti di Marianne e Connor hanno una chimica tutta loro e riesce a rendere i loro personaggi estremamente naturali. Lo spettatore si ritrova così a soffrire con loro, a rimpiangere le scelte sbagliate, i cambi di direzione o gli errori che i due giovani commettono episodio dopo episodio.

Un plauso, quindi, ad entrambi gli attori, Daisy Edgar-Jones e Paul Mescal, giovanissimi, che si sono ritrovati da subito a far parte di un progetto davvero eccellente. Marianne, ha un percorso molto particolare, è una ragazza che non ha paura di dire le cose come stanno, al contrario di ciò a cui siamo abituati, lei non si trasforma in qualcosa che non è (almeno inizialmente), non si nasconde, anzi ammette i "difetti" che gli altri le attribuiscono e su di essi  fa la sua forza, a dispetto di tutto e tutti. Hanno entrambi un percorso interiore lento e complicato, anche grazie al personaggio maschile di Connor ci ritroveremo ad approfondire tematiche estremamente importanti come ad esempio quello della salute mentale. I due hanno molte differenze, economiche e anche in ambito sociale, eppure si ritrovano con lo stesso senso di inadeguatezza, con le altre persone e a volte verso loro stessi.

Valutazione:

♥♥♥♥/e mezzo

Vikings 6a

La storia dei vichinghi sta quasi per giungere al capolinea, in questa prima parte di sesta stagione, composta da 10 puntate, le atmosfere sono forse più calme e smorte rispetto alla precedente. 

La storia riprende dopo la battaglia tra i figli di Ragnar, che aveva visto Bjorn come il vincitore. Ivar "Senz'ossa" che negli ultimi episodi aveva fatto dannare tutto e tutti, dopo la sconfitta è molto più "mansueto", ha forse perso un po' del suo smalto, la sua pazzia e crudeltà per quanto estrema, aveva un che di affascinante. In questi episodi abbiamo forse una maggiore introspezione del suo personaggio, a discapito di qualche scena di battaglia. Nel suo nuovo percorso accanto al Principe Oleg, vedremo infatti Ivar stesso sorpreso dalla crudeltà del suo nuovo compagno di battaglia.

Un colpo di scena su tutti regna in queste puntate, un avvenimento che, per quanto abbastanza ovvio, ha saputo in ogni caso sorprendermi, forse un po' per la "banalità" e/o la semplicità in cui è avvenuto il tutto, che ha reso ancora più inaspettatata la cosa. 

Hvitserk il fratello che era sempre lasciato da parte, ha un ruolo forse meno marginale in questi episodi (sebbene sempre poco utile alla fin fine, diciamocelo), in quanto il riscatto su Ivar sia la sola cose che ormai lo tenga in vita.

Nel complesso rimane sempre buona la fotografia, la scene d'azione e gli effetti speciali che rendono le lotte e le battaglie sempre ben fatte.

Non ci resta che aspettare l'autunno, per vedere come tutto finirà, nella seconda parte di stagione, ma soprattutto per scoprire dove diavolo sia finito Floki!

Valutazione:

♥♥♥/ e mezzo

Sense 8

Ho sentito parecchio parlare di questa serie tv, forse e soprattutto dopo la chiusura inaspettata -e per molti ingiusta- avvenuta dopo la seconda stagione e dovuta al calo di ascolti, in quanto considerata da chi l'ha vista, un piccolo gioiellino.

La storia di base è infatti molto particolare, dalle venature sci-fi, 8 personaggi, 8 protagonisti che vivono in parti opposte del mondo eppure si ritrovano mentalmente collegati tra loro. 

Differenze  etniche e sociali dei protagonisti permettono allo spettatore di immergersi in una storia che vira dai toni polizieschi, trattando poi la tematica lgbtq, fino ad arrivare ad una vera e propria "bollywood".

La telepatia che lega i personaggi è il fulcro centrale della storia, che forse per certi versi è fin troppo semplice (riuscire a salvare gli altri dalle situazioni più estreme, risulta a volte troppo facile per essere credibile). Resta il fatto che quella dei "sensate" sia una storia ben articolata e complessa, costruita dettagliatamente in questi primi 12  episodi in cui gli 8 sono costretti a difendersi con le unghie da chi cerca di approfittare di loro proprio per questa "empatia"  di cui sono dotati.

Attendo di vedere come proseguirà la storia, anche per capire se la chiusura della serie sia stata più o meno giustificata!

Valutazione:

♥♥♥/ e mezzo

Death Note

Questo anime è talmente conosciuto anche da chi non è avvezzo al genere, che non avrebbe bisogno di presentazioni, ma nel caso abbiate abitato in una caverna negli ultimi anni, sostanzialmente la storia racconta di un "diario" su cui, se si appunta il nome di una persona, questa muore. Va da sè che la cosa sia tanto ambita e attrattiva, quanto pericolosa. Insomma, chi non lo desidererebbe, fosse anche solo per infliggere qualche piccola tortura e riprendersi da qualche ingiustizia?

L'anime, (tratto dal manga scritto da Tsugumi ÅŒba e illustrato da Takeshi Obata) Ã¨ composto da 37 puntate, ha saputo incollarmi allo schermo, soprattutto per tutta la prima parte. La storia è di per sè interessantissima, ma ciò che mi ha colpita è quanto si scavi in profondità nella psicologia dei personaggi. Il protagonista, lo sventurato che si ritroverà tra le mani il Death Note è infatti Light/Kira, un ragazzo intelligente, di buona famiglia, poco considerato dai suo compagni, ma dalla mente geniale che prende il ritrovamento del quaderno come una sorta di segno del destino in quanto sente di essere lui il predestinato per far pulizia nel mondo. Suo antipodo è Elle, un ragazzo altrettanto geniale (se non di più) un detective dalla fama mondiale che proprio sulle tracce del malvagio Kira, si ritroverà a collaborare con la polizia. 

Sono due personaggi opposti eppure accomunati da un sacco di cose, e questo, unito alla loro astuzia e all'ambiguità di entrambi, che fa funzionare più di tutto la trama. Attorno a loro, abbiamo un sacco di altri personaggi, e devo dire che anche quelli secondari riescono ad emergere nelle loro caratteristiche. Come dicevo, tutta la prima parte mi è piaciuta un sacco, poi però succede il finimondo, un evento inaspettato fa ingolfare un po' il tutto e perdere leggermente attrattiva nella storia che inizia a diventare un poco noiosetta. Sebbene il tutto rimanga ben intrecciato, ho trovato un ritmo più rallentato e in generale la mancanza di approfondimento su determinati punti della storia, una grave mancanza. Come per esempio la parte sovrannaturale e in generale le figure degli shinigami che non solo necessitavano maggiore approfondimento, ma avrebbero proprio reso il tutto ancora più ingegnoso, invece vengono messe un po' troppo da parte, a mio parere, facendo perdere un sacco di potenzialità alla storia

In sostanza, rimangono i personaggi senza dubbio la punta di diamante della storia e la loro caratterizzazione, l'idea di base è originalissima, ma andavano delineati maggiormente alcuni dettagli necessari.

Valutazione:

♥♥♥♥

Anime

Feel Good | Ragnarok | Locke & Key | Ano Hana |The Rising of the Shield Hero | Tokyo Magnitude 8.0 insomma cosa sto guardando in questi giorni!

11.4.20

Feel Good 
(stagione 1)
Feel Good è stata una scoperta assolutamente casuale, beccato tra una storia e l'altra di instagram, ne sono rimasta incuriosita e ho deciso di iniziarlo.
Composto da sei episodi soltanto, della durata circa di 20 minuti, si vede praticamente in un pomeriggio, finisce in fretta, in un baleno, tra una risata e uno spunto di riflessione.
L'ho trovata una storia carina, interessante, ho trovato buoni i personaggi presi singolarmente, Mae in particolare super intrigante nonostante e forse soprattutto per le sue fragilità, ma insieme sono davvero così funzionali? Non lo so, qualcosa della loro relazione stonava, sarà che ultimamente ho lasciato ben poco spazio al romanticismo e vedo tutto con una patina di cinismo, ma personalmente più che il legame tra le due, ad avermi incuriosita è proprio la personalità di Mae. 
Gli spunti che la serie dà, sui rapporti umani, effimeri o duraturi, ma soprattutto sulla natura delle persone, sulla difficoltà dell'accettarsi, sulle crepe nascoste, su quanti siano effettivamente i sorrisi sinceri, quando dentro di noi siamo in realtà in pezzi.

 Ragnarok 
(stagione 1)
Ragnarok mi ispirava parecchio, anche questa prima stagione è composta da soli sei episodi, quindi nulla di troppo impegnativo. Purtroppo, devo dire che non sono rimasta colpita quanto mi aspettassi, anzi, a conti fatti non mi è piaciuta particolarmente.
L'idea di base, è ovviamente interessante, ma secondo me non viene sviluppata in modo particolarmente affascinante. 
Non ho infatti trovato nessun personaggio degno di nota, ho trovato tutti abbastanza abbozzati, nessuno mi ha colpito particolarmente, nè buoni, nè cattivi. Sono ovviamente pochi episodi, ma è tutto molto introduttivo e parecchie cose vengono lasciate in sospeso. A quanto ho capito, la serie è stata rinnovata ad una seconda stagione, ma nel caso questo non fosse avvenuto, avrei preferito una qualche spiegazione più approfondita, mentre molte cose vengono invece lasciate un po' a caso.
Il fascino della mitologia norrena, insomma, si perde un po' tra scene esageratamente coreografate e adolescenziali, c'è da dire che le ambientazioni norvegesi, invece sono talmente straordinarie, che vale la pena guardarlo anche solo per quello! 

Locke & Key
(stagione 1)
Di Locke & Key si è sentito parlare un bel po' nelle ultime settimane. Le opinioni lette al riguardo erano molto contrastanti, perciò ero un po' indecisa se vederlo o meno, ma la curiosità alla fine ha avuto la meglio.
Personalmente l'ho trovato molto carino, breve, solo 10 puntate, con un giusto mix di fantasy e thriller, che rendono la storia interessante e incuriosisce lo spettatore nel voler arrivare subito alla fine.
Finale che, è mi ha lasciata sorpresa, in senso positivo, e confido nella secondo stagione (sperando che non deluda).
Ho trovato interessanti i personaggi, in particolare il modo in cui grazie al mistero di queste chiavi magiche, loro inizino pian piano a ricostruire un legame fraterno andato ormai perduto, e a rimettere insieme i cocci di una famiglia tristemente distrutta da un fatto davvero terribile.
Personalmente, avrei evitato qualche scena "humor" e qualche gag, per non rovinare le atmosfere cupe, anzi, forse avrei aggiunto un pizzico di paura in più, in particolare nel personaggio di Bode che a conti fatti però è anche il migliore.
La serie  Ã¨ basata sulla graphic novel scritta da Joe Hill, figlio di Stephen King, e disegnata da Gabriel Rodriguez.

Ano Hana
( episodi)
La storia toccata da questo anime, e basata sulla serie manga, composta da tre volumi è una storia interessante ma soprattutto altamente toccante dal punto di vista emotivo. Riesce a catturare lo spettatore puntata dopo puntata, con pezzi del puzzle che vanno via  via ad incastrarsi in una tragedia che è però raccontata con un occhio diverso, e punta al positivo. Menma è il personaggio al centro della storia, che attraverso la sua condizione di fantasma, riesce a ricostruire un gruppo di amici che si era ormai perso di vista dopo l'incidente che era costato la vita proprio alla piccola Menma.
Così ritroviamo Jinta, che dopo la perdita dell'amica, ha perso parte di sè stesso, che tenta di risolvere un conflitto in grado di dare la pace a Menma, ma per farlo sarà costretto a chiedere aiuto agli amici ormai persi da tempo.
La serie, che inizia con toni brillanti e leggeri, arriva sempre più nel profondo portando a galla scenari drammatici e malinconici, fino ad un epilogo altamente commovente e delicato.
Oltre alla perdita, la serie tratta i temi dell'incomunicabilità, dell'accettazione dei cambiamenti, dell'importanza dei ricordi, sulle riflessioni nate dai proprie errori e sull'importanza dell'amicizia.
L'unica cosa che non ho apprezzato, è stata la scelta della voce doppiante italiana proprio per quanto riguarda Menma, l'ho trovata un po' troppo infantile, a tratti molto irritante e non mi ha permesso di apprezzare appieno il suo personaggio.

The Rising of the shield hero
(25 episodi)
Ho scoperto The Rising of the Shield Hero tramite un gruppo facebook e dal trailer ne sono rimasta subito incuriosita.
Ci troviamo di fronte ad un anime composto da due stagione, 25 episodi in totale, un anime che mischia fantasy e avventura con una buona dose di sentimentalismo che non guasta.
Il protagonista è Naofumi, che si trova suo malgrado catapultato in un mondo magico in cui gli spetta un ruolo di primo piano in una lotta leggendaria in cui è subito ben chiaro sia lo sfavorito.
Più che il personaggio di Naofumi, è stata Raphtalia ad avermi conquistata, la sua spalla destra, la sua arma, che nel corso degli episodi cresce a matura in ogni senso possibile. Come simi-umana e come combattente, senza però dimenticare il suo animo buono e gentile.
Diciamo che complessivamente, alcune puntate scorrono più lente e quasi statiche, rispetto ad altre che invece incarnano perfettamente azione e colpi di scena.
Mi sarei personalmente concentrata un po' di più su alcuni dettagli della storia, quali per esempio gli altri tre eroi, che invece si perdono un po' per strada, o la totale dimenticanza delle loro origini terrestri, che mi ha lasciata un po' sconcertata...
Tutto sommato, però sono stata soddisfatta da questa visione, e dalle tematiche intrinseche nella storia, quale il repentino cambiamento di Naofumi che da ottimista e sognatore, cambia completamente faccia dopo il tradimento subito, a prova di quanto i torti e i tradimenti di fiducia possano arrivare a toccare nel profondo di una persona.

Tokyo Magnitude 8.0
(11 episodi)
Dopo The Rising of the Shiled Hero, mi sono buttata su Tokyo Magnitude 8.0 giusto per tirarsi un po' su di morale, no?
No, perchè questo anime, 11 episodi gustati in un pomeriggio, è tutt'altro che allegro e leggero. Al centro della storia c'è proprio una catastrofe naturale, un terremoto che spacca in due Tokyo lasciando i due protagonisti della storia, sorella e fratellino, completamente soli, alla ricerca di un modo per tornare a casa dai genitori.
Avevo intuito che fosse una storia alquanto straziante, ma non l'ho capito fino in fondo, fino agli ultimi due capitoli quando tutto si rivela più chiaro che mai.
Tokyo Magnitude 8.0 è la storia di un viaggio disperato verso una casa che potrebbe benissimo essere stata spazzata via. E' la perfetta ricostruzione di una situazione incontrollabile, in cui chiunque si potrebbe ritrovare, perchè se c'è qualcosa che non si può controllare è proprio la natura, la terra e la sua voglia di ribellione.
In questo viaggio, Mirai e Yuuki troveranno sulla loro strada un raggio di sole, che con un'atipica bontà aiuterà i due a sopravvivere in una situazione difficilissima e ahimè iper-realistica.
La storia procede in certi versi piuttosto lentamente, ma viene costruita in modo preciso. Dalle espressioni dei protagonisti avvertiamo le loro angosce, il terrore ad ogni nuova scossa, ma anche la loro giovane età, che ci viene ricordata attraverso le risate e il sano ottimismo del piccolo Yuuki.

Recensioni telefilm

Chiamatemi Anna (terza stagione)

16.1.20

Titolo: Chiamatemi Anna
Regia: Molly Walley-Beckett
Paese: Canada
Stagioni: 3
Cast: Amybeth McNully, Geraldine James, R.H. Thomson, Dalila Bela, Lucas Jade Zumann, Aymeric Jett Montaz, Corinne Koslo, Dalmar Abuzeid
Soggetto: Anna dai capelli rossi di Lucy Maud Montgomery


Recensione:
Quando ho iniziato a guardare Chiamatemi Anna, un paio d'annetti fa, non mi aspettavo assolutamente nulla. Conoscevo già, ovviamente, a grandi linee la storia, grazie al cartone animato visto da bambina, e il chiacchiericcio su questa nuova versione mi aveva incuriosita, ma sinceramente non pensavo facesse per me.
Sono bastate un paio di puntate, per capire invece, che Chiamatemi Anna era in assoluto ciò di cui avevo bisogno in quel momento, due stagioni di pochi episodi ciascuna, che si divoravano in un attimo. 
Giovanissimi attori eccezionali nei loro ruoli, un'attrice protagonista, quella che interpreta Anna, che non poteva essere più perfetta nei panni di Anna Shirley, una piccola orfana, con un passato difficile, ma una mente brillante, altamente all'avanguardia, moderna e poetica. 
Anna è un'anima buona, sognante, passionale e creativa, pericolosamente fantasiosa per l'epoca in cui vive, fin troppo logorroica, i capelli pel di carota non passano inosservati, le sue lentiggini nemmeno, insomma, la storia di Anna per certi versi penso sia familiare un po' a tutti. Intendo la parte in cui non si sente apprezzata, in cui non si sente bella, inferiore rispetto alle sue compagne di scuola, poco di classe, poco alla moda, desiderosa di essere indipendente, di non stare alle rigide regole a cui le ragazze sono costrette a sottostare, e tutto quanto.

In questa terza, e ahimè ultima stagione, lei egli altri ragazzi sono e stanno crescendo, si apprestano a terminare la scuola e ciò ne consegue che dietro l'angolo ci siano numerosi cambiamenti ad aspettarli, la libertà di poter studiare in una nuova scuola, in una nuova città, forse.
Ma prima, sono tante le cose da affrontare, il desiderio di scoprire qualcosa in più sul suo passato, per esempio, l'avvicinarsi maggiormente ai ragazzi, l'arrivo ad Avonlea di un gruppo di indiani, subito mal visti dalla popolazione, gli incubi del collegio, il tenere nascoste cose e affetti che non verrebbero ben visti, non si sa perchè...
Sono tanti i temi affrontati in questa stagione e in generale nella serie, ed è ciò che in Chiamatemi Anna più mi piace. Il riportare, attraverso i suoi protagonisti e la loro storia, tematiche molto importanti quali la disparità dei sessi per esempio (puntata che ho apprezzato forse più di tutte), le differenze sociali, l'abbandono, il lutto, le prime delusioni d'amore, i tradimenti in amicizia, la violenza... tutti argomenti trattati in maniera delicata, ma sempre esaustiva, chiara, realistica e costruita in modo perfetto, in armonia con il resto.

Chiamatemi Anna, o Anne with an e come dice il titolo originale, è una serie di cui ci si innamora all'istante. Se in un primo momento la ragazzina tanto chiacchierona e senza peli sulla lingua sarà così tanto chiacchierona e così tanto senza peli sulla lingua da risultare esasperante, poi non si potrà fare a meno di tifare per lei. Di esultare per ogni suo traguardo, di soffrire per ogni sua presa in giro e verso di scherno. In tutto ciò, la giovane Amybeth McNully è assolutamente perfetta in ogni scena.
Anna a parte, che è un po' la paladina della legge ad Avonlea, anche gli altri personaggi non passano inosservati, dalla sua migliore amica, ben diversa dal punto di vista economico rispetto ad Anna, che seppure con qualche inciampo si dimostra sempre dalla parte della Shirley con un animo buono anch'essa. 
E poi ci sono ovviamente Marilla e  Mattew, che con i loro modi a tratti freddi ma subito dopo amorevoli e sinceri, nutrono giorno per giorno l'affetto per una bambina sfortunata,  cosa che fa anche la maestra di Avonlea, con tutti i suoi studenti, malvista dagli adulti perchè troppo femminista, troppo indipendente e troppo moderna, insegna invece ai ragazzi ad aprire la mente e a non arrendersi. E per ultimo, ovviamente Gilbert, il ragazzo perfetto per eccellenza, interpretato perfettamente da Lucas Jade Zumann, che ci ha fatto sospirare per le prime due stagioni e continua a farlo in questa terza, con il suo buon carattere, la sua dolcezza e la sincerità che mette in tutte le cose che fa, così pura da risultare disarmante, inutile dire che ho shippato lui e Anna fin dal principio e anche anche in questi episodi mi hanno fatta soffrire parecchio eh!
Oltre a personaggi e storia, è anche l'ambientazione che mi mancherà di questa serie, un'ambientazione ormai familiare, calorosa e in qualche modo accogliente (con con tutti però, attenzione!) e che, sono sicura, mi obbligheranno a fare un rewatch di questa meravigliosa serie prima o poi!
Un plauso infine, anche per la sigla meravigliosa dal punto di vista estetico e perfettamente in linea con l'intera storia.

Valutazione:
♥♥♥♥♥

animazione

Violet Evergarden

24.11.19

Titolo: Violet Evergarden
Paese: Giappone
Episodi: 13
Anno: 2018
Genere: drammatico, sentimentale

Trama:
Dopo quattro anni di conflitti ininterrotti tra le regioni Nord e Sud del continente di Telesis, si giunge finalmente ad un accordo di pace. Violet Evergarden, una ragazza che finora ha vissuto un'esistenza unicamente all'interno dell'esercito, agli ordini del maggiore Gilbert, deve allora reinventarsi una nuova vita. Viene adottata dalla famiglia Evergarden ed assunta in un azienda di scrittura. Recapita lettere di un suo vecchio commilitone, Claudia Hodgins, inizialmente nel ruolo di postina. Ben presto, però, la ragazza rimane affascinata da un altro ruolo nell'ufficio: le Auto Memories Dolls, il cui scopo è redigere testi per coloro che non sanno leggere e scrivere, allo scopo di riuscire a capire il significato di alcune emozioni e sentimenti che non riesce ancora a comprendere. Così Violet proverà a lasciarsi alle spalle la fredda vita militare e il suo vecchio soprannome "L'arma" ma non sarà un'impresa facile.

Recensione:
Non sono una grande appassionata o esperta di anime e manga, ma Violet Evergarden è nella mia lista di cose da vedere già da un paio d'anni, l'avevo scovato proprio su qualche blog che ne parlava in maniera così entusiasta da avermi incuriosito.
Complice anche la brevità degli episodi, che sono solo 13, ho deciso di dargli un'opportunità, e devo dire che ho fatto benissimo, perchè nell'atipicità della sua protagonista in particolare e più in generale per la sua storia, l'ho trovato irresistibile.

Tratto da una light novel di Kana Akatsuki e illustrata da Akiko Takase nel 2015, i due volumi sono usciti per la Kyoto Animation, che ne ha curato anche l'adattamento televisivo, distribuito poi nel catalogo Netflix.

Violet è una giovane ragazza orfana che, reduce da una guerra che l'ha vista in prima linea sul campo di battaglia, dopo aver passato l'infanzia a prepararsi come soldato, si ritrova improvvisamente persa. Finita la guerra, infatti, Violet viene spedita in un mondo che non le appartiene, nel mondo in cui non è più un'arma pronta ad uccidere, ma una semplice ragazza. Viene assunta da una società in cui Violet diventerà una "bambola di scrittura automatica", ma sempre ferma e decisa a ritrovare il suo comandante che sembra dato per disperso.

Violet si ritrova senza una missione da compiere, lei così abituata a ragionare a sangue freddo, a combattere senza remore o pentimenti, archiviata la guerra si trova a dover far fronte a situazioni ed emozioni per lei del tutto estranee. Da sempre abituata a stare sola, aveva però trovato nell'esercito e nel suo comandante, una strada e un porto sicuro, perderlo fa di Violet una ragazza spaesata.
Abituata ad obbedire ed eseguire ordini, però, ce la metterà tutta nel suo nuovo ruolo di "bambola" al servizio di tutte quelle persone che non hanno modo di scrivere lettere per proprio conto. Violet si trova così a scavare nelle vite e nelle emozioni degli altri, metter giù parole dettate dal cuore, per lei che non è in grado di leggere il proprio di cuore, non è affatto semplice per lei, ma puntata dopo puntata, tra insoddisfazioni e delusioni, la ragazza non smetterà di mettersi alla prova.

La cosa interessante di questa storia, sta proprio nel fatto che la protagonista sia fuori dagli schemi rispetto agli stereotipi femminili. Bellissima e un po' steampunk, perchè Violet è dotata di arti meccanici, è totalmente estranea alla maggior parte delle emozioni, anche le più banali o basilari. Nel corso delle puntate ci troviamo ad esplorare con lei l'animo umano, tra amicizie che sbocciano pian piano tra le mura dell'ufficio, la ricerca del suo amato comandante che la ragazza non si da pace per ritrovare e soprattutto i "casi" che vengono sottoposti alle bambole. In ogni episodio infatti, grazie a personaggi diversi che arrivano agli spettatori alla ricerca delle giuste parole da mettere in una lettera, esploriamo diverse sottotrame e situazioni.
Tutti questi personaggi si ritrovano poi nell'episodio finale.

Ogni puntata risulta così dedicata ad un diverso "tema", anche se alcuni episodi risultano  più interessanti e altamente carichi di tensione ed emotività (qualche lacrimuccia scende, vi avverto), mentre altri sfilano più lenti.
E' stato interessante vedere il percorso della protagonista, anche perchè il suo personaggio non viene stravolto nel corso della storia, non cambia, ma semplicemente migliora. Violet finisce per accettare quei sentimenti nuovi per lei, ma lo fa rimanendo sè stessa. Impara a piangere, a ridere, impara cosa voglia dire "ti amo", cosa significhi avere una famiglia, come sia la vita fuori dal campo di battaglia, e come gli incubi non smettano per quei sensi di colpa che inconsapevolmente si porta dietro. Acquisisce nuove consapevolezze, lo fa imparando da sè stessa, sulla propria pelle, e sul mondo. Vediamo come sia stata rapita durante l'infanzia, come sia finita a lavorare con il suo comandante Gilbert, e come questo provi ad insegnare a Violet che la vita non sono solo ordini. Vediamo anche le colleghe bambole di Violet, provare ad insegnarle come rapportarsi con le persone, come imparare a lasciarsi andare ai pensieri e alle sensazioni.

Oltre alla storia e alla protagonista, ho adorato la serie dal punto di vista visivo. Le illustrazioni sono davvero ben fatte, belle da vedere, le ambientazioni sono vaste, paesaggi, praterie ma anche città. Abbiamo colori sfumati, toni tenui e tratti decisi, colori brillanti nella loro dolcezza, ma anche sfumature più accese nei dettagli più rilevati. Anche la colonna sonora fa il suo dovere, sottolineando adeguatamente i punti più importanti della storia, e anche la sigla davvero bella.

Insomma, per me, assolutamente inesperta del genere, Violet Evergarden è stata una scoperta più che positiva: storia, protagonista interessante con un percorso di crescita particolare, animazione, doppiaggio, la varietà dei temi (guerra, amicizia, amore, famiglia...)... tutto ben fatto, l'unica cosa "negativa" è appunto il saliscendi degli episodi, alcuni meno entusiasmanti di altri, ma al contempo qualche episodio in più non avrebbe guastato.
Però, udite udite, a quanto pare il prossimo anno, ad aprile, potrebbe uscire un film, quindi non mi resta che attendere e scoprire cos'altro riserverà la vita a Violet Evergarden.

Valutazione:
♥♥♥♥♥ 

Recensioni telefilm

The end of the f***ing world 2 | Modern Love | The Bold Type

19.11.19

THE END OF THE F***ING WORLD
Stagione 2
Dopo una prima stagione tutto sommato carina, questa è risultata pressochè uguale, piacevole, tanto bizzarra e assurda da far giustamente parlare di sè anche questa volta, ma... il contenuto? E' un po' un meh, un po' evitabile, ben poco necessaria ai fini della storia, o almeno così la penso io.
Ritroviamo i due sociopatici protagonisti, dopo la mirabolante avventura della prima stagione, con tanto di sparatoria e corsa in ospedale, che si ritrovano dopo un po' di tempo e di peripezie (lui va in giro con un vaso sottobraccio, lei è in procinto di metter su famiglia) e partono alla volta di una nuova "avventura" in cui, decidono di portar con sè un passeggero che non a caso si trova sul loro stesso cammino, anzi, direi che è proprio sulle loro tracce.

Questa donna misteriosa, ha alle spalle una storia interessante che si ricollega ad un fatto della prima stagione, e la curiosità nel voler scoprire l'epilogo di questi nuovi episodi un po' c'è, perchè la coppia di ragazzi è così mal assortita che non si può non provare tenerezza per loro e i sentimenti acerbi che per primi faticano a comprendere.
Non so se però questo giustifica i nuovi episodi, se vogliamo sì piacevoli, però non hanno al loro interno la grande originalità che era ormai scaduta alla fine della prima stagione.
Valutazione:
♥♥♥

THE BOLD TYPE
Stagione 1
Una di quelle serie da vedere nei momenti vuoti, nei momenti no, nei momenti in cui si cerca leggerezza.
Un po' Il diavolo veste Prada, un po' qualcos'altro che non mi viene in mente, oltre a raccontare il bel rapporto di amicizia tra le tre protagoniste, questa serie illustra soprattutto la loro voglia di affermarsi, il loro desiderio di fare carriera, ma soprattutto di farsi riconoscere il talento di cui sono provviste, la loro tenacia, l'impegno e la voglia di fare che mettono nel loro lavoro in redazione di Scarlet. Non sempre i loro meriti vengono riconosciuti, a tutte e tre piombano addosso batoste, ma anche sorprese. 

Amicizia e lavoro a parte, c'è anche spazio per un po' di romance, e di pari passo, episodio dopo episodio, in base agli argomenti diversi trattati dal megazine quasi tutto al femminile per cui lavorano, vengono trattati diversi argomenti. Si parla infatti di razzismo, di orientamento sessuale, violenza...
Una serie carina, divertente, non ha al suo interno chissà quali grandi colpi di scena, è tutto piuttosto basico e lineare, ma per i momenti in cui si cerca un po' di leggerezza e sì, anche di frivolezza, è perfetta!
Valutazione:
♥♥♥♥/ e mezz0

MODERN LOVE
Stagione 1
8 soli episodi per una serie uscita da poco e che ha fatto subito parlare di sè e questa curiosità viscerale mi ha spinta a dare il via alla visione.
8 storie differenti, tanti personaggi che ci sfilano davanti episodio dopo episodio, e si ritrovano poi nella puntata finale.
In ogni episodio abbiamo quindi una storia diversa, una vicenda che riempie egregiamente 
una cinquantina di minuti che per lo spettatore passano davvero in un baleno.
Modern Love mette in scena le diverse sfumature dell'amore, così complicato, così passionale, così struggente, così imprevisto e a volte sconvolgente o inaspettato.
Abbiamo diversi nomi altisonanti in questo prodotto, dal bravissimo Dev Patel che ho adorato in Lion, ad Anna Hathaway fino ad Olivia Cooke o Tina Fey. Questa serie cattura per la sua tenerezza e forse anche con la sua semplicità.

Ho apprezzato tutte le storie, ma ammetto di aver trovato più interessanti due episodi in particolare:
Nel primo vediamo un Dev Patel fondatore di un sito di incontri ormai sulla cresta dell'onda, che ancora si strugge per un amore - forse - ormai perso e che - forse - era proprio quello giusto. Mentre nella puntata incentrata sulla Hathaway, l'attrice si mette alla prova con una protagonista che soffre d'amore sì, ma per sè stessa. La ragazza è infatti affetta dalla sindrome del bipolarismo, un tema ben poco affrontato, come un po' tutte le malattie mentali, ma che forse estremizzato un po', mette in luce chiaramente le difficoltà di chi vive e forse per tabù nasconde, di essere bipolare.
Negli altri episodi vediamo una coppia omosessuale tentare di adottare un bambino, con tutte le difficoltà del caso, un matrimonio che sembra destinato a naufragare tra una seduta e l'altra dal terapista, una giovane donna che causa persa dopo causa persa si ritrova incinta e con il custode del suo palazzo come unico amico. O ancora, un appuntamento finito all'ospedale, un legame diviso da tanti anni di differenza per una donna che è forse più alla ricerca di un padre perduto, che di un compagno, o una settantenne che nella corsa incontra forse la possibilità di un nuovo amore.

Prima stagione breve, ma efficace ed effetto, familiare ma sorprendente. Queste puntate fanno il loro dovere, fanno sognare un po', fanno emozionare tanto, fanno sperare e riflettere su quanto davvero l'amore rimanga qualcosa di sorprendente e ancora sconosciuto.
Un plauso per la sigla, molto, molto carina!
Valutazione:
♥♥♥♥

Recensioni telefilm

Recensioni: Elite | Trinkets | Vikings | The Handmaid's Tale

21.9.19

Elite
(stagione 2)
Elite è sinonimo di trash, ormai l'abbiamo capito. Se nella prima stagione però, aveva dalla sua parte il fatto di essere divertente, in questi nuovi episodi, sebbene di divertimento inteso come feste, festini, sesso e alcolici non mancano, manca invece un po' di brio nell'atmosfera in generale.
Queste nuove puntate iniziano un po' con la stessa struttura della prima stagione, con una sparizione, mentre proseguono anche le indagini sulla morte di Marina. Chiamiamole indagini, chiamiamola sparizione, perchè Elite non si guarda certo per la sua parte pseudo-thriller, perchè diciamocelo, grande suspance non ce n'è. Le ore passate a cercare la persona dispersa sono un po' perse, perchè si risolve tutto in modo un po' meh. Le indagini casalinghe di Marina, invece, per noi spettatori che già ben sappiamo chi, cosa e quando, fanno un po' rabbia, per il modo in cui l'ultimo episodio si conclude, proprio con quella scena finale che ci fa chiedere, cosa abbiamo appena visto, e soprattutto perchè! A cosa sono servite, in sostanza, queste 10 puntate?
Vabbè, almeno vengono introdotti tre nuovi personaggi, un ragazzo e due ragazze, ognuno di loro che nasconde un segreto, tutti e tre un po' emarginati, un po' pesci fuor d'acqua in mezzo a questi "elite" e quindi li prensiamo subito in simpatia.
Il personaggio di Christian, che appunto portava almeno una sferzata di allegria, è qui "fatto fuori" quasi subito, il rapporto tra Carla e Samuel, non sto nemmeno a commentarlo perchè è così assurdo che non saprei proprio cosa dire, e anche Nano è abbastanza rilegato in un angolo in questa stagione.
Insomma, continua ad essere una serie trash come poche, che ha perso un qualcosa che nel corso della prima stagione, almeno, la rendeva un pizzico più interessante.
Ha dalla sua parte le belle facce degli attori, che fanno senza dubbio parlare di sè, e poi diciamocelo, certe volte c'è proprio bisogno di guardare qualcosa di estremamente superficiale e stupido per farsi quattro risate.
Valutazione:
♥♥/ e mezzo

Trinkets
Iniziata assolutamente per caso, questa serie ha (almeno per ora) solo una stagione di una decina di episodi e racconta la storia di tre ragazze che si incontrano grazie ad un gruppo di "taccheggiatori anonimi" 
Le puntate scorrono abbastanza veloci, non sprizza particolarmente di originalità, nel senso che il fenomeno di cleptomania, alla fin fine non viene affrontato granchè, ma la storia si concentra sulla storia delle tre protagoniste, che sono abbastanza stereotipate.
Le tre ragazze frequentano la stessa scuola, ma prima di finire in questo gruppo, non si sono mai parlate perchè fluttuano in mondi totalmente diversi: se una è di ottima famiglia e dalla vita (apparentemente) perfetta, l'altra è un'emarginata, un maschiaccio abbandonata dal padre e con una relazione segreta, mentre la protagonista è Elodie, appena trasferitasi dopo la morte della madre e quindi arrabbiatissima con il padre che si è costruito una nuova famiglia.
Tra le tre, ammetto di aver preferito il personaggio di Moe, le altre due non mi hanno catturato per la loro simpatia, nè per le doti recitative delle attrici, detto sinceramente.
La serie termina con un finale abbastanza aperto, quindi immagino ci sarà una seconda stagione, staremo a vedere, anche perchè non credo che si sia parlato molto di questo telefilm (è disponibile su Netflix). Nel caso, anche se complessivamente non mi ha fatto impazzire, penso che andrò avanti, giusto per curiosità e proprio per la scorrevolezza degli episodi che tutto sommato si guardano volentieri.
Valutazione:
♥♥

Vikings 
(5B)
Finalmente, dopo mesi, sono riuscita a recuperare la seconda parte della quinta stagione di Vikings, nel mese di agosto.
Diciamo che, parlando in generale, Vikings è una serie piuttosto monotona, nel senso che non ci sono grandi sviluppi nella trama, intesi come colpi di scena o cambiamenti continui, la trama è piuttosto lineare, dalla prima stagione, ma ciò che colpisce della serie, o almeno ciò che colpisce me, è il mutamento dei personaggi.
Per mutamento, non intendo per forza maturazione eh, anzi, alcuni cambiano in meglio, altri in peggio, però cambiano, indubbiamente. In questi ultimi episodi, vediamo la lotta di Ivar con i fratelli, farsi sempre più brutale e sanguinaria. 
L'attore che interpreta il personaggio di Ivar è davvero perfetto per la parte, lo devo ammettere. Riesce ad incarnare la pazzia, la fredda razionalità condita da un cuore di pietra, davvero bene. Non dimentichiamo però, che il ragazzo ha una mente brillante, questo bisogna ammetterlo, e pur odiandolo un episodio sì e l'altro pure, il suo odio viscerale per il mondo è anche ben capibile se pensiamo a come il mondo ha sempre trattato lui, fin dalla sua nascita.
La parte relativa a Floki e al suo viaggio in solitaria con pochi intimi, ammetto che se aveva un po' di senso nella 5A, qui inizia a risultare piuttosto noiosa e a mio parere  inutile, mentre non mi sta piacendo molto l'evolversi del personaggio di Lagerhta, un po' accantonata con una storyline che poteva essere fatta meglio viste le potenzialità del suo personaggio.
Diciamo che alcune cose funzionano e altre meno, diciamo che la mancanza di Ragnarr si sente sempre, e che alcuni episodi sono meglio di altri, diciamo che la fine si sta avvicinando anche per questa serie, e speriamo le rendano giustizia dato che visivamente è davvero ben fatta.
Valutazione:
♥♥♥/ e mezzo

The Handmaid's Tale
(stagione 3)
Mentre guardavo i primi episodi di questa terza stagione, leggendo opinioni varie su instagram, ho percepito che in molti avevano pianto guardando la puntata finale e mi sono detta "Come mai?" Man mano che scorrevano gli episodi, infatti,  pensavo okay ci sono delle cose interessanti, però complessivamente stiamo calando parecchio rispetto le prime due stagioni. 
Ammetto, che un po' gli occhi lucidi alla fine li ho avuti anche io, ma non hanno compensato i momenti piatti di tutti e 13 gli episodi.
Perchè sì, ho trovato questa terza stagione un alternarsi di scene interessanti, ad altre che non mi dicevano assolutamente nulla.
La bravura dell'attrice protagonista, rimane secondo me immutata, interpretare Jude in modo così coinvolgente e viscerale immagino non sia affatto cosa semplice, ma la crudeltà, la spietatezza che hanno caratterizzato la storia, e per questo la storia di questa serie ha fatto parlare di sè, sembrano qui un vago ricordo.
Tredici episodi che si concentrano su una vana speranza di Jude di cambiare le cose, questa volta aiutata da altre ancelle, Max che a parte una comparsata, sparisce praticamente nel nulla, il personaggio di Serena che pure viene un po' rilegato in un angolo, a questo punto mi sarei magari concentrata maggiormente sulla situazione che stanno vivendo Luke e Moira, giusto per variare un po'.
Insomma, diciamo che la serie sta un po' scadendo nel banale, basti pensare a tutto quello che combina la protagonista e che ogni volta la scampa, mentre molte altre vengono impiccate per molto meno...voglio dire, fino a quando può reggere la "fortuna" di Jude?
Spero in una quarta stagione più avvincente, o in un finale non troppo lontano che salvi una serie che era partita assolutamente alla grande.
Valutazione:
♥♥♥/ e mezzo

Recensioni telefilm

Stranger Things (terza stagione)

21.7.19

Titolo: Stranger Things
Paese: Usa
Stagioni: 3 - in corso
Anno: 2016 - in produzione
Cast: Winona Ryder, Millie Bobby Brown, Sadie Sink, Finn Wolfhard, Caleb McLaughlin, Noah Schnapp, David Harbour, Gaten Matarazzo, Natalia Dyer, Cara Buono, Charlie Heaton, Maya Hawke, Joe Keery



Recensione:
Attesa per mesi, aspettative altissime, per alcuni superate, per altri un grande no. Io sto più dalla perte dei sì, anche se forse qualcosina l'avrei preferita diversa.

Piacevolissima, divertente, forse più splatter delle altre due, non aspira alla perfezione questa terza stagione della serie, ma d'altra parte l'originalità della trama è svanita dopo la prima, ma non per questo non ci troviamo di fronte ad otto episodi di qualità, che finiscono ahimè troppo in fretta.
Il problema delle storie così idolatrate è che scadere nel banale è fin troppo semplice, una volta conquistata la sua bella fetta di pubblico, o al contrario è facile anche trovare accanimento e difetti scovati anche dove non ce ne sono, o almeno non così evidenti. 

La novità, per così dire, di queste puntate, è il passaggio tra l'infanzia e l'adolescenza, che è la tematica centrale di questa stagione. Ritroviamo la nostra "squad" cresciuta, con la scusa di un anno trascorso dalla fine della seconda stagione (in qualche modo lo si dovevano giustificare i centimetri in più acquistati dai giovani attori), che iniziano a mettere via i giochi (ma non tutti eh), per passare alle pomiciate, alle litigate, allo scontro maschi-femmine e allo shopping terapeutico.

Se il povero Will, che non ne aveva già passate abbastanza negli scorsi episodi, si sente ancora più escluso, in quanto single,  Max insegna a Eleven come trattare con i maschi, mentre il povero Mike invece, cerca di non farsi picchiare da Hopper. Tutte cose normali e naturali, i battibecchi, lo spaesamento dei primi amori, il consolidamento dell'amicizia tra Max e Eleven (che ho apprezzato tantissimo), il sentirsi escluso di Dustin, dopo settimane passate lontano dai suoi amici... cose che abbiamo vissuto un po' tutti, e che qui vengono affrontate in modo genuino, divertente,veritiero, ma con quel tocco di frizzantezza che rende la serie così godibile. Anche il trascorrere di alcuni momenti "normali" (un gelato tra amiche, il luna-park, l'entusiasmo per il nuovo centro commerciale) era necessario, dopo due stagioni super concentrate sulla guerra ai cattivi.

Abbiamo anche problemi per i più grandi però, da Steve che si ritrova a servire gelati ai ragazzini con una collega alquanto ambigua, alla povera - e con una terribile pettinatura - Nancy, che invece di fare la giornalista, si ritrova a servire caffè e stalkerare vecchiette.
Lo Zac Efron dei poveri, ovvero il fratello di Max, (non so voi, ma a me lui e Zac sembrano la stessa persona!) ha qui un ruolo di rilievo, e devo dire che l'attore è stato molto convincente  nella parte (meglio del suo ruolo nella scorsa stagione di sicuro), e la dinamica che si crea grazie al suo lavoro come bagnino, è abbastanza esilarante!
Le tematiche affrontate sono molteplici, appunto, con Nancy per esempio, vediamo come in quanto giovane e - soprattutto - ragazza, non venga presa sul serio nel suo nuovo lavoro, nonostante la sua intelligenza e il suo impegno, o il disagio di Steve nella sua nuova occupazione, dopo essere stato rifiutato da diversi college, o ancora i dubbi di Joyce riguardo la sicurezza della propria famiglia.

Ovviamente abbiamo anche parecchia non-normalità, con il Mind-flayer che non solo è ancora vivo, ma strisciante e più terrificante e forte del solito, sta contagiando personaggi vari, con il pericolo di diffusione a Hawkins è sempre più ampio, mentre un gruppo di russi sta escogitando chissà che cosa, e grazie a Dustin e ad un nuovo e improbabile team, finiremo anche in un labirinto sotterraneo con la simpaticissima Erica (la sorella di Lucas che si rivela essere una spalla davvero incredibile!)
In questi otto episodi, insomma, vediamo il gruppo che rischia di dividersi, per incomprensioni varie, Hopper che tenta di trattare con Eleven in modo ragionevole,  Joyce che si scervella sulle calamite del suo frigorifero... c'è spazio un po' per tutto, abbiamo momenti drammatici, attimi di puro terrore, scene sarcastiche ed esilaranti, altre da occhi a cuoricino (adorabile la scena del duetto Dustin-Suzie) e ancora, nell'ultimo episodio, una vera e propria commozione.

Nell'ultimo episodio infatti, quello che mi è piaciuto maggiormente, ritroviamo tutti uniti nei "combattimenti", ci sono colpi di scena inaspettati e scene davvero impreviste, mi sono emozionata parecchio, e sì, anche commossa un bel po' (attenzione, che dopo i titoli di cosa c'è una scena nascosta!).
Abbiamo un nuovo e interessantissimo personaggio, che ha il volto di  Maya Hawke, e un altro particolarmente idolatrato dal web... c'è spazio per tutto e tutti insomma, la cosa che lascia un po' perplessi, però, è se dopo la conclusione di questa terza stagione, che potrebbe essere un finale azzeccatissimo (per quanto triste), sia necessaria una nuova stagione.
La fangirl che c'è in me dice a gran voce di sì, e il successo avuto in questi giorni nè è sicuramente la conferma, ma con le cose così belle e attese, il rischio del "troppo stroppia" è sempre molto forte, quindi spero non perdano di vista la qualità della storia nei prossimi futuri episodi.
Un plauso, quindi, ad Eleven che è sempre più badass, alla divertentissima Erica, al duetto di Dustin, a tutti i riferimenti agli anni '80 che ci fanno adorare questa serie, con le sue atmosfere tipiche, ad Hopper, agli attori più giovani, ancora una volta bravissimi, a... insomma, gran bella stagione!

Valutazione:
♥♥♥♥

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