Se quindi, avete amato i libri precedenti di questa scrittrice, vi posso assicurare che questa storia saprà farvi ugualmente a pezzi, ma con qualche difetto, c'è da dirlo.
Ma partiamo con ordine, di che parla Tre gocce d'acqua?
La copertina di questo libro non mi fa impazzire, anzi possiamo pure dire che non mi piace proprio, ma trovo invece il titolo più che azzeccato.
Le tre gocce d'acqua di cui si parla, sono Celeste, Pietro e Nadir, tre fratelli, anche se in modo alquanto bizzarro.
Ciò che lega Celeste a Nadir, coetanei, è infatti Pietro, fratello in comune di una famiglia allargata, ma si può dire abbastanza unita. I genitori dei tre ragazzi, infatti, mantengono dei rapporti più che pacati, anzi, Celeste nel corso della sua vita avrà estremo bisogno della madre biologica di Pietro, che si prenderà cura di lei, in quanto medico, dopo che alla bambina viene diagnosticata una rara forma di osteoporosi.
Forse è proprio grazie a questa sua problematica, che la etichetta come estremamente fragile, le impedisce di fare numerose cose riservate ai bambini, perchè il rischio che si faccia male o si rompa qualche ossa è sempre alto, che la porteranno a legare in modo così viscerale con Pietro in primis, e a sviluppare un rapporto di amore/odio con Nadir, gelosa di questo bambino a cui invece, nulla è vietato.
Ovviamente la storia è molto più complicata di così, perchè la D'Urbano è solita non lasciare nulla al caso, anzi, la trama è molto complessa e articolata.
La narrazione, infatti, parte con una Celeste già adulta, e durante tutta la storia abbiamo flashback che raccontano nei dettagli dal periodo dell'infanzia, fino alla sua età adulta, amalgamando poi, momenti della sua vita al presente.
I tre personaggi principali, sono delineati dall'autrice in modo ben definito.
Ho adorato Celeste come personaggio, soprattutto durante il periodo dell'infanzia. Ho trovato ottimo il modo in cui viene tratteggiata, il suo spirito ingenuo, dolce e genuino, eppure la nascente invidia che la bambina prova nei confronti di Nadir e il suo sentimento quasi di necessità verso il fratello maggiore Pietro. Nel corso della storia, che copre uno spazio temporale così ampio, Celeste cambia e muta in molti modi, fino a diventare nel presente quasi cinica, forse perchè temprata dalle mancanze subìte nel corso della sua vita e dall'avanzare della sua malattia.
Nadir, al tempo stesso non mi è dispiaciuto, il suo rapporto con Celeste è burrascoso fin da subito, ma fin da subito si capisce che l'odio nei suoi confronti è così tumultuoso da trasformarsi presto in qualcos'altro. Anche Nadir, come Celeste evolve nel corso della storia, sviluppa una passione che diventerà poi il suo lavoro, ma manterrà sempre una nota adolescenziale nel suo spirito.
Pietro, dal canto suo, si dimostra un ragazzino paziente e amorevole nei confronti di Celeste e poi sempre più preso dai suoi studi in scienze politiche, che lo porteranno ad entrare nel vivo di una guerra, che non è solo quella che si innesca tra Celeste e Nadir, anno dopo anno, davanti ai suoi occhi. Pietro è un personaggio raro, ha una bontà genuina verso i fratelli, anche quando questi smettono di essere bambini, lui non smette di prendersi cura di loro.
Tre gocce d'acqua non è un libro semplice da raccontare, la voracità d'amore, che si respira in queste pagine è qualcosa di difficilmente delineabile, ma la voracità con cui invece, io ho letto questo romanzo, dimostra quanto ancora una volta la D'Urbano abbia fatto centro.
Nel mio cuore, la storia ha sicuramente fatto breccia, mi ha dilaniato durante la lettura, ho sofferto bramando di sapere cosa sarebbe successo la pagina subito dopo, maledicendo i personaggi per le loro scelte sbagliate e per il dilatarsi del tempo che Celeste e Nadir creano nel corso della storia.
E qui viene proprio il difetto di cui vi parlavo all'inizio. Le storie tormentate, si sa, sono quasi sempre quelle più funzionali, più cariche, ma spesso anche caotiche. Personalmente, infatti, avrei preferito qualche incontro in meno tra i due, nel corso degli anni, perchè giunta quasi alla fine del libro mi sono resa conto che i tira e molla tra i ragazzi erano davvero troppi. La storia è così carica dal punto di vista emozionale, che il tutto è risultato forse un po' troppo, considerando poi che gli anni narrati sono davvero tanti, così come gli accadimenti che avvengono tutto intorno ai due.
Un'altra cosa che non viene menzionata, ma su cui qualche parola invece io avrei speso, è la figura totalmente assente del padre di Nadir. Viene menzionato di sfuggita giusto una volta, ma non è chiaro quanto questa figura gravi su Nadir e Pietro, se è presente nella vita dei ragazzi o meno, semplicemente non c'è, ma non se ne capisce il motivo.
Lo stile dell'autrice non si smentisce nemmeno questa volta. La sua penna è facilmente riconoscibile, quel suo modo di delineare alla perfezioni i suoi personaggi, le frasi brevi e concise ma efficienti. Non lesina sui sentimenti forti, vividi, estremamente feroci, che dilaniano e feriscono, ed è proprio in questo che la D'Urbano va forte.
Qui però, gli ingredienti che l'autrice inserisce nella sua storia sono molto vasti, perchè la guerra in Siria non rimane solo sullo sfondo, anzi, si fa via via sempre più insistente e si inserisce nella vita dei tre in modo insistente, implacabile, e chi lo sa sa quanto un amore debba essere abbastanza forte per resistere addirittura ad una guerra?
In conclusione, Tre gocce d'acqua è un romanzo che rapisce il lettore, che lo catapulta nella storia, nel bene e nel male, al 100%, in cui non è mai certo ciò che può succedere nella pagina successiva, ma è certo, invece, quanto io voglia ancora leggere altri lavori di questa autrice!




