Recensioni telefilm

Normal People | Sense8 (stagione 1) | Vikings (6a) | Death Note

22.9.20

 Normal people

Tratto dal romanzo di Sally Rooney, "Persone Normali", è una serie di cui si parlato tantissimo nell'ultimo periodo, tanto che la curiosità ha avuto la meglio su di me. La serie, composta da 12 episodi, è fatta talmente bene e in modo così veritiero e realistico, da incollare lo spettatore allo schermo nonostante di base, la storia racconti in sè poco nulla. O meglio, non è nulla di eclatante, non ci sono particolari sorprese o colpi di scena, è una vicenda basilare eppure riesce ad incantare dall'inizio alla fine rendendo il prodotto unico e di qualità.

Da tempo non seguivo una serie tv che fosse in grado di prendermi così tanto dal punto di vista emotivo, Normal People è riuscito nell'impresa di tenere il mo cuore stretto in una morsa una puntata sì, e l'altra pure. Viene facile "tifare" per i due protagonisti, gli interpreti di Marianne e Connor hanno una chimica tutta loro e riesce a rendere i loro personaggi estremamente naturali. Lo spettatore si ritrova così a soffrire con loro, a rimpiangere le scelte sbagliate, i cambi di direzione o gli errori che i due giovani commettono episodio dopo episodio.

Un plauso, quindi, ad entrambi gli attori, Daisy Edgar-Jones e Paul Mescal, giovanissimi, che si sono ritrovati da subito a far parte di un progetto davvero eccellente. Marianne, ha un percorso molto particolare, è una ragazza che non ha paura di dire le cose come stanno, al contrario di ciò a cui siamo abituati, lei non si trasforma in qualcosa che non è (almeno inizialmente), non si nasconde, anzi ammette i "difetti" che gli altri le attribuiscono e su di essi  fa la sua forza, a dispetto di tutto e tutti. Hanno entrambi un percorso interiore lento e complicato, anche grazie al personaggio maschile di Connor ci ritroveremo ad approfondire tematiche estremamente importanti come ad esempio quello della salute mentale. I due hanno molte differenze, economiche e anche in ambito sociale, eppure si ritrovano con lo stesso senso di inadeguatezza, con le altre persone e a volte verso loro stessi.

Valutazione:

♥♥♥♥/e mezzo

Vikings 6a

La storia dei vichinghi sta quasi per giungere al capolinea, in questa prima parte di sesta stagione, composta da 10 puntate, le atmosfere sono forse più calme e smorte rispetto alla precedente. 

La storia riprende dopo la battaglia tra i figli di Ragnar, che aveva visto Bjorn come il vincitore. Ivar "Senz'ossa" che negli ultimi episodi aveva fatto dannare tutto e tutti, dopo la sconfitta è molto più "mansueto", ha forse perso un po' del suo smalto, la sua pazzia e crudeltà per quanto estrema, aveva un che di affascinante. In questi episodi abbiamo forse una maggiore introspezione del suo personaggio, a discapito di qualche scena di battaglia. Nel suo nuovo percorso accanto al Principe Oleg, vedremo infatti Ivar stesso sorpreso dalla crudeltà del suo nuovo compagno di battaglia.

Un colpo di scena su tutti regna in queste puntate, un avvenimento che, per quanto abbastanza ovvio, ha saputo in ogni caso sorprendermi, forse un po' per la "banalità" e/o la semplicità in cui è avvenuto il tutto, che ha reso ancora più inaspettatata la cosa. 

Hvitserk il fratello che era sempre lasciato da parte, ha un ruolo forse meno marginale in questi episodi (sebbene sempre poco utile alla fin fine, diciamocelo), in quanto il riscatto su Ivar sia la sola cose che ormai lo tenga in vita.

Nel complesso rimane sempre buona la fotografia, la scene d'azione e gli effetti speciali che rendono le lotte e le battaglie sempre ben fatte.

Non ci resta che aspettare l'autunno, per vedere come tutto finirà, nella seconda parte di stagione, ma soprattutto per scoprire dove diavolo sia finito Floki!

Valutazione:

♥♥♥/ e mezzo

Sense 8

Ho sentito parecchio parlare di questa serie tv, forse e soprattutto dopo la chiusura inaspettata -e per molti ingiusta- avvenuta dopo la seconda stagione e dovuta al calo di ascolti, in quanto considerata da chi l'ha vista, un piccolo gioiellino.

La storia di base è infatti molto particolare, dalle venature sci-fi, 8 personaggi, 8 protagonisti che vivono in parti opposte del mondo eppure si ritrovano mentalmente collegati tra loro. 

Differenze  etniche e sociali dei protagonisti permettono allo spettatore di immergersi in una storia che vira dai toni polizieschi, trattando poi la tematica lgbtq, fino ad arrivare ad una vera e propria "bollywood".

La telepatia che lega i personaggi è il fulcro centrale della storia, che forse per certi versi è fin troppo semplice (riuscire a salvare gli altri dalle situazioni più estreme, risulta a volte troppo facile per essere credibile). Resta il fatto che quella dei "sensate" sia una storia ben articolata e complessa, costruita dettagliatamente in questi primi 12  episodi in cui gli 8 sono costretti a difendersi con le unghie da chi cerca di approfittare di loro proprio per questa "empatia"  di cui sono dotati.

Attendo di vedere come proseguirà la storia, anche per capire se la chiusura della serie sia stata più o meno giustificata!

Valutazione:

♥♥♥/ e mezzo

Death Note

Questo anime è talmente conosciuto anche da chi non è avvezzo al genere, che non avrebbe bisogno di presentazioni, ma nel caso abbiate abitato in una caverna negli ultimi anni, sostanzialmente la storia racconta di un "diario" su cui, se si appunta il nome di una persona, questa muore. Va da sè che la cosa sia tanto ambita e attrattiva, quanto pericolosa. Insomma, chi non lo desidererebbe, fosse anche solo per infliggere qualche piccola tortura e riprendersi da qualche ingiustizia?

L'anime, (tratto dal manga scritto da Tsugumi Ōba e illustrato da Takeshi Obata) è composto da 37 puntate, ha saputo incollarmi allo schermo, soprattutto per tutta la prima parte. La storia è di per sè interessantissima, ma ciò che mi ha colpita è quanto si scavi in profondità nella psicologia dei personaggi. Il protagonista, lo sventurato che si ritroverà tra le mani il Death Note è infatti Light/Kira, un ragazzo intelligente, di buona famiglia, poco considerato dai suo compagni, ma dalla mente geniale che prende il ritrovamento del quaderno come una sorta di segno del destino in quanto sente di essere lui il predestinato per far pulizia nel mondo. Suo antipodo è Elle, un ragazzo altrettanto geniale (se non di più) un detective dalla fama mondiale che proprio sulle tracce del malvagio Kira, si ritroverà a collaborare con la polizia. 

Sono due personaggi opposti eppure accomunati da un sacco di cose, e questo, unito alla loro astuzia e all'ambiguità di entrambi, che fa funzionare più di tutto la trama. Attorno a loro, abbiamo un sacco di altri personaggi, e devo dire che anche quelli secondari riescono ad emergere nelle loro caratteristiche. Come dicevo, tutta la prima parte mi è piaciuta un sacco, poi però succede il finimondo, un evento inaspettato fa ingolfare un po' il tutto e perdere leggermente attrattiva nella storia che inizia a diventare un poco noiosetta. Sebbene il tutto rimanga ben intrecciato, ho trovato un ritmo più rallentato e in generale la mancanza di approfondimento su determinati punti della storia, una grave mancanza. Come per esempio la parte sovrannaturale e in generale le figure degli shinigami che non solo necessitavano maggiore approfondimento, ma avrebbero proprio reso il tutto ancora più ingegnoso, invece vengono messe un po' troppo da parte, a mio parere, facendo perdere un sacco di potenzialità alla storia

In sostanza, rimangono i personaggi senza dubbio la punta di diamante della storia e la loro caratterizzazione, l'idea di base è originalissima, ma andavano delineati maggiormente alcuni dettagli necessari.

Valutazione:

♥♥♥♥

Recensioni

La canzone di Achille

10.9.20

Titolo: La canzone di Achille
Autore: Madeline Miller
Editore: Sonzogno
Pagine: 371
Prezzo: 11,00

Trama: 
Dimenticate Troia, gli scenari di guerra, i duelli, il sangue, la morte. Dimenticate la violenza e le stragi, la crudeltà e l'orrore. E seguite invece il cammino di due giovani, prima amici, poi amanti e infine anche compagni d'armi - due giovani splendidi per gioventù e bellezza, destinati a concludere la loro vita sulla pianura troiana e a rimanere uniti per sempre con le ceneri mischiate in una sola, preziosissima urna. Madeline Miller, studiosa e docente di antichità classica, rievoca la storia d'amore e di morte di Achille e Patroclo, piegando il ritmo solenne dell'epica alla ricostruzione di una vicenda che ha lasciato scarse ma inconfondibili tracce: un legame tra uomini spogliato da ogni morbosità e restituito alla naturalezza con cui i greci antichi riconobbero e accettarono l'omosessualità. Patroclo muore al posto di Achille, per Achille, e Achille non vuole più vivere senza Patroclo. Sulle mura di Troia si profilano due altissime ombre che oscurano l'ormai usurata vicenda di Elena e Paride.

Recensione:

Ho sentito parlare di questo libro davvero parecchio negli ultimi anni, ma ammetto che il mio interesse è nato solo una volta spuntato fuori il più recente "Circe", della stessa autrice.

Questo agosto mi sono convinta a leggerlo finalmente e devo dire di non essermene pentita affatto, anzi. Tutte le belle parole spese su questo romanzo sono più che giustificate, sebbene ci abbia impiegato un po' di tempo per finirlo (per impegni, non certo per mancanza di voglia), la mia curiosità verso questa storia era più alta che mai.

Madeline Mille scrive una sorta di retelling con al centro non solo le vicende di Achille, ma anche - e forse soprattutto - di Patroclo. Sono infatti i due ragazzi, i protagonisti del romanzo, ci vengono presentati fin da giovanissimi e man mano che ci addentriamo nelle pagine, loro crescono e maturano, e la guerra cresce e infuria con loro.

Se da una parte Patroclo, sebbene sia un nobile, è visto come un reietto, un figlio inutile tanto da essere spedito poi in esilio, dall'altro lato Achille fin dalla tenera età, è visto come il futuro eroe più grande di tutti i tempi. Figlio di un mortale e di una dea, sulla sua testa pende una profezia che stabilisce non solo il suo destino, ma anche le sorti della sua vita da guerriero.

A narrare la storia, è Patroclo e secondo me questa è stata la prima scelta più che adeguata presa dall'autrice. La voce di Patroclo, infatti, risulta secondo me molto più interessante di come avremmo potuto vedere la storia, se invece fosse stata raccontata dal grande Achille. Patroclo ha un animo buono, un cuore gentile, si ritrova suo malgrado nel bel mezzo della guerra, ma tenta in tutti i modi di mantenere la propria personalità. Racconta ciò che vede, con gli occhi di chi sa che le battaglie non fanno per lui, più adatto a stare nelle retrovie, sempre e solo considerato come "spalla" di Achille, ma mai alla sua altezza.

I due protagonisti sono ben delineati, li ho trovati entrambi interessanti, nonostante Achille mostri ogni tanto alcuni comportamenti inspiegabili, e sono stati poi l'elemento che più di tutto è riuscito a catturarmi in questa lettura.

L'autrice infatti ce li presenta fin dalla giovane età e porta il loro percorso di crescita all'interno del romanzo, mostrandoci punti forza e debolezze di entrambi, che man mano creano prima un forte legame d'amicizia e poi una storia d'amore che, sebbene non sia il totale perno della vicenda, è talmente delicata e dolce da risultare tenerissima, soprattutto vista l'aria violenta e spietata che infuria attorno i due ragazzi. Patroclo e Achille sono per certi versi agli antipodi, eppure riescono a stringere fin da subito un legame che risulta inossidabile e lontano da tutto ciò che minaccia di spezzarlo...o quasi!

Altro personaggio che ho trovato molto interessante è quello di Briseide nonostante sia un personaggio secondario e compaia solo da circa metà romanzo, mi è piaciuto molto come personaggio e come "leva" sui due ragazzi, ogni volta che questi andavano troppo fuori strada. Non mancano poi Elena, Chirone, Agamennone, la ninfa Teti, Fenice e tante altre figure della storia.

La storia in sostanza, è liberamente ispirata all'Iliade, ma lo fa con una buona dose di fantasia, è un libro adatto a chi ama la mitologia, ma anche le atmosfere rivisitate e intriganti corredate da uno stile scorrevolissimo, piacevole ma ben descrittivo. La Miller racconta con naturalezza e in modo puro, sentimenti e insicurezze di due giovani, non dimenticando però, l'importanza dell'ambientazione che fa da sfondo alla loro storia.

L'autrice ci mostra infatti come si sia ben informata e abbia compiuto uno studio attento del mondo antico, della guerra di Troia, senza dimenticare però le figure degli Dei, fondamentali alla storia.

Sul finale, non c'è molto da dire, è piuttosto risaputa, ma sono rimasta comunque molto commossa da come la Miller sia riuscita a rappresentarla in modo così straziante eppure perfettamente in linea con tutto il libro.

Valutazione:
♥♥♥♥


Recensioni

Biblion, di Merilù Lanziani

28.8.20

Titolo: Biblion

Autore: Merilù Lanziani

Anno: 2020

Pagine: 402

Prezzo: 14,90

Trama:
Immagina che alla tua morte ti sia data una seconda possibilità. Un’occasione unica, irripetibile, concessa solo a pochi eletti: quella di diventare un Esordiente di Biblion, e di poter scrivere la vita di chiunque stia per nascere sulla Terra, affiancando il dio-scrittore, l’Ingobbito, nel decretare i destini dell’intera umanità.
Chiudi gli occhi. Riesci ad accarezzare l’idea? Dimmi, non ti senti mancare il fiato?
E ora immagina, ancora: una cattedrale di romanzi senza fine, con migliaia di scaffalature, ascensori dorati, volumi polverosi e stanze suggestive quanto segrete, in cui s’innalzano in volo libri alati, draghi di carta e getti d’inchiostro multicolore…
Questa è Biblion, la Biblioteca Universale. E al suo interno, tra misteri, omicidi e storie di sangue, tutti gli indizi portano a un’unica, grande domanda: chi sta scrivendo davvero la tua storia?

Recensione:
Biblion mi è stato gentilmente inviato dall'autrice, sebbene di norma non accetti recensioni su richiesta ormai da parecchio, causa pochissimo tempo, non ho saputo dire di no a questo libro.
Per prima cosa, ad avermi attirato è stata la meravigliosa copertina, che cattura all'istante gli occhi del lettore, con i suoi colori vivaci e autunnali e l'illustrazione che richiama l'attenzione. In secondo luogo, la trama, che richiama diversi libri che ho adorato, è stato ciò che mi ha portato ad aver voglia di approfondire questa storia.
Come leggiamo dalla trama, la storia raccontata in questo romanzo, ci narra di come Arianna, dopo la sua morte, riceva una sorta di seconda possibilità, quando viene scelta da una figura denominata l'Ingobbito, a svolgere un lavoro molto particolare. La ragazza, come molti altri prima di lei, è chiamata a svolgere un compito importante in una biblioteca immensa, che contiene le storie di ogni essere vivente. 
A Biblion, Arianna diventa Camelia, che diventa un Esordiente, ovvero colei che ha il compito di scrivere le vite delle persone.

Ho apprezzato enormemente l'impegno dell'autrice nel descrivere l'ambientazione, ovvero la sua Biblioteca Universale. Essa ha meccanismi molto originali e specifici, che l'autrice ci racconta minuziosamente, per farci un'idea ben chiara e vivida di questo enorme luogo, ricco di particolari, come per esempio gli omsocoli (strumenti essenziali per gli Esordienti), la suddivisione in punti cardinali o la ricchezza di questi scaffali colmi di storie, che sono il paradiso per tutti noi lettori.
Va da sè però, che Biblion non è solo un luogo affascinante e carico di storia, proprio perchè le vicende al suo interno raccontano non solo vite colme di gioia, ma anche di tanta sofferenza e di tragedie.

Oltre ad Arianna/Camelia, abbiamo altri personaggi attorno a lei, personaggi che decidono fin da subito di mettere in guardia la ragazza sulle pericolosità del suo compito e di quel nuovo mondo.
Ammetto che, a tratti, ho trovato la protagonista fin troppo altezzosa, soprattutto nelle prime pagine, con troppa smania di conoscere e poca "sorpresa" nei confronti di questa nuova realtà in cui viene catapultata improvvisamente. Tirando le somme, però, è forse proprio il suo caratterino ambizioso e determinato, a rendere la storia ancora più frizzante.

Ho trovato davvero originale questo romanzo, l'autrice utilizza uno stile piuttosto scorrevole, ma non lascia nulla al caso, sia per quanto riguarda le descrizioni, che sui dialoghi, in particolare l'idea che sta dietro al romanzo, ovvero quella di avere la possibilità di scrivere la storia di qualcun altro, è particolarmente geniale e ricca di fascino.

In conclusione, sebbene il target del romanzo sia indirizzato come libro per ragazzi, io consiglio questo fantasy a tutti, in particolar modo perchè Biblion è l'ambientazione ideale per noi lettori, per immergerci in un luogo colmo di fascino e del fruscio degli oggetti a noi tanto amati, ma anche per l'originalità intrinseca nella vicenda creata dall'autrice.

Valutazione:

♥♥♥/ e mezzo

Recensioni

Mancherai all'infinito

21.8.20

Titolo: Mancherai all'infinito
Autore: Mattia Ollerongis
Editore: Sperling & Kupfer
Data di uscita:  2020
Pagine: 224
Prezzo cartaceo: 15,90 €

Trama:
Dietro certi finali si nascondono magnifici inizi.

Il tempo non basta per superare il dolore, si deve essere pronti a farlo. E per esserlo, per tornare a vivere, bisogna prima trattenere il respiro, immergersi e toccare il fondo. Lo sa bene Mattia, ventenne silenzioso, timido e pigro. È passato ormai un anno da quando tra lui e Anita, il suo primo grande amore, è finita e da allora non riesce a ritrovare le forze per affrontare la vita di ogni giorno, l'università e le responsabilità degli adulti. Mentre i suoi genitori sono via per il weekend, a loro insaputa torna a Valencia, dove era stato con lei per la loro unica, indimenticabile vacanza insieme. Non sa cosa sta cercando, né cosa troverà lì, ma spera che quel piccolo viaggio guarisca una volta per tutte le ferite del suo cuore. Di fronte a quel mare che insieme avevano ammirato, mano nella mano, Mattia riceverà una misteriosa lettera che forse potrà dargli le risposte che cerca. Perché a volte perdersi è l'unica strada per ritrovarsi.

Recensione:
Mancherai all'infinito è un romanzo che ho scoperto assolutamente per caso sul sito della mia biblioteca, l'ho prenotato subito perchè la trama mi suggeriva un po' una storia della quale avessi bisogno, un po' il tipo di stile di scrittura che piace a me.
Una volta terminato il romanzo, ho poi scoperto che l'autore Mattia Ollerongis seguitissimo su Instagram, è in realtà con questo, al suo quarto romanzo.
Ad attirarmi è stata appunto la trama, con la triste promessa del ritrovarmi un po' nel ruolo del protagonista, il titolo senza dubbio, ma anche la cover semplice e pulita, ma in qualche modo d'impatto, con queste pagine volanti in mano alla ragazza.

Ci troviamo di fronte ad una scrittura davvero fluida, di quelle che piacciono a me, un flusso di pensieri che scorre e corre sulle pagine direttamente dal nostro protagonista, con capitoli brevi, che volano via veloci e così il tutto si legge in un attimo.

La storia è piuttosto semplice, Mattia è appena un ventenne, è un ragazzo pacato, silenzioso, molto sulle sue. Anita è una sua coetanea, il suo primo amore, le sue prime volte, le sue prime farfalle nello stomaco. I due insieme sembrano stare benissimo, il loro rapporto sembra procedere alla grande, se non che Anita, come un fulmine a ciel sereno, decide di lasciarlo, senza troppe spiegazioni, lasciando così Mattia, più di un anno dopo, ancora a chiedersi perchè.

Nei panni di Mattia, non è così difficile immedesimarsi, siamo stati tutti preda di sofferenze amorose dovute da qualcun altro, e così come il nostro protagonista, ci siamo fatti tante domande. Il ragazzo, attraverso le parole dell'autore, classe '95 e quindi molto giovane come il suo stesso protagonista, ci porta a vivere tutta la sofferenza e le pene di chi i propri sentimenti non riesce proprio a farli tacere, come vorrebbero gli altri.
Perchè anche chi ci sta vicino, ad un certo punto dice basta, vive la nostra sofferenza attraverso di noi, e decide che non ci sta più, ma è solo Mattia quello che sa cosa voglia dire passare notti insonni, versare lacrime su lacrime per qualcuno che forse abbiamo idealizzato troppo o non ci ha mai meritato veramente.

Mancherai all'infinito, racconta anche la storia di un viaggio, non solo a ritroso, nel percorrere la relazione di Mattia ed Anita, ma anche il viaggio che il ragazzo stesso decide di fare per trovare delle risposte, ma soprattutto sè stesso.
Il romanzo, come ho anticipato all'inizio è davvero scorrevolissimo, l'unico colpo di scena, se così possiamo definirlo, lo troviamo nel finale, ma devo essere sincera, quel dettaglio inaspettato della vicenda, in qualche modo mi ha infastidito. E' ovviamente un espediente per dare poi un senso al tutto, ma personalmente ho trovato che stonasse un po' con la storia, che ho apprezzato proprio perchè procedeva su una strada molto lineare, senza orpelli, ma che faceva di questa sua "normalità" proprio il bello del libro.

Complessivamente quindi, devo dire che è stata una lettura interessante, proprio per lo stile dell'autore e per la brevità dei capitoli, che apprezzo sempre molto, soprattutto nelle storie particolarmente intrise di sentimenti. Di contro, però, non ho apprezzato particolarmente il finale, che avrei preferito forse meno "pesante" e più in linea con l'intera storia.

Valutazione:
♥♥♥


Garzanti

Dormi stanotte sul mio cuore

12.8.20

 
Titolo: Dormi stanotte sul mio cuore
Autore: Enrico Galiano
Editore: Garzanti
Anno: 2020
Pagine: 368

Trama: 
Mia sa che può sempre contare su Margherita, la sua maestra delle elementari che, negli anni, è diventata anche la sua migliore amica. Nello strambo quaderno che custodisce in un cassetto di casa ci sono scritte tante piccole meraviglie, che sono anche tante grandi risposte. È lei a spiegarle che il cuore di una tartaruga batte sei volte al minuto, quello di un colibrì seicento. E che ogni cuore, quindi, segue il suo tempo. Ma c'è una domanda a cui Margherita non sa rispondere: "perché Fede è andato via?". Fede è il ragazzo che la famiglia di Mia ha preso in affido. Fede non voleva parlare con nessuno, ma ha scelto lei come unica confidente. Fede, con i testi delle canzoni, le ha insegnato cose che lei non ha mai saputo. Fede l'ha stretta nel primo abbraccio in cui si è sentita al sicuro e davvero felice. Fede l'ha ascoltata e capita come nessuno mai. Da quando non ha più sue notizie, Mia non riesce ad avvicinarsi alle persone, non riesce nemmeno a sfiorarle. Mentre il mondo e la storia si inseguono e si intrecciano, lei si è chiusa in un guscio più duro dell'acciaio. E non vuole più uscire. Ma se non si affronta il nemico, il rischio è che diventi sempre più forte, persino invincibile. Se non si va oltre l'apparenza non si conosce la realtà. Anche se provare a farlo è un'enorme fatica; anche se ci vuole molto tempo. Perché, come dice Margherita, ogni cuore ha la sua velocità: non importa chi arriva primo, basta godersi la strada verso il traguardo.

Recensione:
Nuovo libro di Enrico Galiano, nuova recensione! Ormai se seguite il blog da un po' lo sapete, non leggo tantissimi autori italiani (ahimè!), ma tra i contemporanei, le storie di Galiano mi piacciono particolarmente.
Dormi stanotte sul mio cuore, uscito quest'anno, ha una trama che si discosta un po' dagli altri romanzi dell'autore, o meglio, una costante sono i protagonisti, di età giovanissima, ma questa volta Galiano si sofferma su una tematica molto interessante, ovvero il razzismo.

Nei suoi romanzi, ci troviamo sempre di fronte a personaggi complessi, a tutto tondo, con delle caratteristiche uniche e particolari, ma questa volta forse l'autore si è superato ancora di più.
I protagonisti di questa storia sono Mia e Fede. Mia è appena una bambina quando questo bimbo sperduto, che lei soprannominerà "Fede" piomba in casa sua, quando i suoi genitori decidono di prenderlo in affido. Il bambino ha vissuto gli orrori della guerra, è scappato dal suo paese e si è rinchiuso talmente tanto in sè stesso e nel raccapriccio di ciò che ha vissuto, da cadere nel mutismo. I genitori di Mia e gli insegnanti, infatti, non riescono a costruire un vero e proprio legame con lui, sarà Mia, che con pazienza invece, riuscirà a far parlare Fede e ad instaurare un legame complesso, ma unico.
La storia procede un po' a ritroso, perchè ad inizio libro noi ci ritroviamo con una Mia già adolescente e affetta da una patologia che le impedisce di avere alcun contatto fisico con gli altri. Un abbraccio, uno sfioramento di mano, il contatto più casuale con un familiare o uno sconosciuto, portano in lei una grande sofferenza, e va da sè che ciò rende la sua vita scolastica/sociale e in famiglia, un vero e proprio incubo.
Sarà questa Mia a raccontarci, pagina dopo pagina, dell'arrivo di Fede e di come le cose attraverso gli anni siano cambiate fino a peggiorare drasticamente dopo un evento catastrofico.

Il romanzo, così come i personaggi descritti dall'autore, è molto complesso. Affronta diverse tematiche, quali appunto la difficoltà del trovare il proprio posto nel mondo, le discriminazioni, le violenze, i disturbi post-traumatici, i soprusi, la guerra sono solo alcuni dei punti trattati dall'autore.
I giovani personaggi di Galiano, non hanno mai paura di mettere in luce le proprie difficoltà, le sofferenze nè tanto meno le differenze che li distinguono, nel bene o nel male, dai coetanei. Quella che ci racconta Mia, è la storia sua e di Fede attraverso gli anni, il libro infatti procede per un arco temporale piuttosto ampio, tra corrispondenze rubate, diari,viaggi e insegnamenti. L'autore, giovane professore che sembra immedesimarsi pienamente nei personaggi di cui scrive, forse proprio grazie il suo lavoro a stretto contatto con i giovani, centra ancora una volta il punto, con una storia ampiamente emotiva, che mette in rilievo diverse difficoltà della vita di tutti i giorni, ma anche appunto paure più articolate e complesse da sradicare.

Dormi stanotte sul mio cuore è un romanzo dolce amaro, una storia che cattura il lettore, lo porta a viaggiare insieme a Mia, tra male e bene, tra gioia e dolore (soprattutto), alla ricerca di uno spiraglio di speranza che anche di fronte alla sofferenza più viscerale, non deve mai mancare, se non volgiamo soffocare.
Valutazione:
♥♥♥♥

Recensioni

Middlegame

24.7.20

Titolo: Middlegame
Autore: Seanan McGuire
Editore: Mondadori
Anno: 2019
Pagine: 528
Prezzo: 22,00

Trama:
Ecco Roger. Ha un vero dono per le parole, comprende istintivamente ogni linguaggio e sa che è il potere delle storie a regolare i meccanismi dell’universo. Ed ecco Dodger. È la sorella di Roger, la sua gemella per la precisione. Anche lei ha un dono, per i numeri: sono il suo mondo, la sua ossessione, il suo tutto. Qualunque cosa le si presenti alla mente, Dodger la elabora con il potere della matematica. I due fratelli non sono propriamente umani, anche se non lo sanno. Non sono neanche propriamente divini. Non del tutto… non ancora. E poi c’è Reed, esperto alchimista, come la sua progenitrice. È stato lui a dare vita ai gemelli. Non si potrebbe definirlo il loro “padre”. Non proprio. Ma come tutti i genitori, per i due ragazzi ha un piano ambizioso: far sì che raggiungano il potere assoluto, e poi reclamarlo per sé. Diventare “dei in Terra” è una cosa possibile. Pregate soltanto che non accada.

Recensione:
Il romanzo di Seanen McGuire, inviatomi dalla Oscar Vault, si può dire essere uno dei libri più particolari e bizzarri letti negli ultimi anni.
Non ho mai letto nulla di questa autrice, ma devo dire che il suo modo di scrivere e l'intreccio di questa sua storia, mi hanno da subito conquistata.

Ma di cosa parla Middlegame?
Ruolo fondamentale del romanzo, è quello della matematica e dell'alchimia, il protagonista, o meglio, uno dei protagonisti, è Asphodel Baker, più famosa alchimista della sua epoca, che attraverso le sue mani esperte, crea James Reed, che a sua volta dà la vita a  Roger e Dodge, due gemelli, però cresciuti separatamente.
Vi siete già persi? Benissimo!
Ciò che è bene sottolineare di questo romanzo, è il fatto che non è assolutamente un libro facile da leggere, o meglio, occorre una certa concentrazione per captare tutti i dettagli e gli intrecci della storia e non dover tornare indietro a recuperare qualche paragrafo.
Ci troviamo di fronte ad una storia ambiziosa e molto articolata, non c'è che dire, un fantasy/sci-fi dedicato a tutti gli amanti del genere, ma che ha al suo interno talmente tanti elementi e una trama così intricata e complessa, che mi sento di consigliarlo a chiunque voglia sfidarsi con una lettura un po' insolita.

I personaggi di Middlegame sono assolutamente ben caratterizzati, abbiamo, soprattutto per quanto riguarda Dodge e Roger, davanti agli occhi tutto il loro percorso, scoprendoli fin dalla tenera età, li vediamo via via crescere e diventare adulti. L'autrice mette in rilievo le loro diversità e le loro differenti passioni, tra scienza, letteratura, matematica e lingue, puntando poi anche sui loro caratteri, con una Dodge più solitaria e un Roger invece più incline alle relazioni. I due hanno menti brillanti e un legame viscerale ed indissolubile grazie al potere che li unisce.
Oltre a loro, troviamo un Reed altrettanto tratteggiato bene, risulta come un personaggio freddo e calcolatore, senza scrupoli, a cui vengono affiancati altri personaggi secondari come Erin e Leigh.
E' interessante come l'autrice, nonostante la trama già di per sè complessa, riesca a fare luce anche sulla psicologia dei propri personaggi, raccontando in maniera efficiente e veritiera sentimenti, emozioni, percorso di crescita ed evoluzione.
Il ritmo del romanzo è forse poco fluido, ma nasconde lungo il percorso colpi di scena e sorprese.
Cover e titolo sono rimasti invariati rispetto all'originale, e devo dire di aver apprezzato soprattutto la copertina, a mio avviso molto particolare e perciò perfettamente in linea con l'ambiziosità della storia.

Il romanzo, inizialmente è nato come autoconlusivo, ma di pochi giorni fa è la notizia che ne uscirà prossimamente un seguito. 

Per concludere, Middlegame è un romanzo che mi sento di consigliare, se siete alla ricerca di una storia altamente bizzarra e intrigante, ma se preferite uno stile più semplice e una storia per così dire meno "impegnativa", forse passerei ad un altro titolo!

Valutazione:
♥♥♥/ e mezzo

Il Castoro

Gli ottimisti muoiono prima

14.7.20

Titolo: Gli ottimisti muoiono prima
Autore: Susin Nielsen
Editore: Il Castoro
Anno: 2017
Pagine: 260
Prezzo: 15,50


Trama:
Sotto il cappello con le orecchie da gatto che si è fatta da sé, Petula nasconde una buona dose di cinismo, la convinzione che a essere pessimisti ci si azzecca sempre e - soprattutto - il dolore per una perdita che sembra impossibile da superare. Certo, è stato un incidente. Ma i pessimisti dovrebbero prevedere gli incidenti, e Petula proprio non ce la fa a non sentirsi in colpa. A scuola la obbligano a partecipare a un gruppo di arteterapia per ragazzi in difficoltà, o - come direbbe lei - per ragazzi fuori di testa. E qui però che conosce Jacob, un bellissimo ragazzo pieno di umorismo e di energia, con una protesi al braccio e un doloroso segreto. L'amore è dietro l'angolo, ma è difficile lasciarsi il cinismo alle spalle. Come si fa a capire quando vale la pena correre il rischio?

Recensione:
Ammetto che ad attirarmi di questo libro, è stato ovviamente il titolo, cinico quanto basta da farmi arrendere alla lettura di esso, totalmente a scatola chiusa.
La pessimista della situazione, ovvero Petula è in realtà molto più lontana alla pessimista sottoscritta di quanto pensassi, perchè il suo non è un pessimismo cronico scaturito dalle piccolezze e dai fatti più grandi della vita di tutti i giorni, bensì una vera e propria mania nei confronti dei pericoli.
Dopo essere stata scossa da una gravissima perdita, infatti Petula inizia a vedere tutto nero, o meglio, a vedere quei piccoli dettagli e pericoli che di solito non notava. La paura di ammalarsi tramite i germi, lo stare lontana dai cantieri in costruzione, evitare di utilizzare strumenti taglienti o pericolosi, non invogliare gli altri al contatto fisico e così via.
Il suo scudo, diventa una vera e propria fobia, tanto che la scuola la costringe poi a seguire un corso di arte-terapia con altri ragazzi "con problemi" come lei, ed è qui che incontra Jacob.
Questo, è uno young adult di facile lettura, scorrevole, nonostante abbia sia la sua dose di romance, che di drammaticità, riesce ad essere equilibrato quanto basta da non risultare nè troppo pesante, nè troppo melenso.

Petula è una protagonista ovviamente molto particolare, per certi versi ho trovato davvero troppo esagerato il suo modo di comportarsi, forse così troppo eccessivo, da renderla una protagonista fin troppo sopra le righe.  Jacob, è al contrario un personaggio totalmente opposto alla ragazza, dal punto di vista caratteriale, nonostante anche lui abbia subito la sa buona dose di guai (che verranno svelati solo pian piano), fa da collante necessario a tutto il gruppo di terapia.
Anche gli altri ragazzi del gruppo sono ben caratterizzati, l'autrice cerca ci costruire per ognuno di loro una storia e un percorso credibile, portando nel suo romanzo così, diversi spunti di riflessione su diverse tematiche. Parliamo infatti di omosessualità, di abbandono, lutto, incidenti, ricerca della propria identità, accettazione di sè... e diversi altri argomenti.
Lo stile dell'autrice è scorrevolissimo, semplice, ma fila liscio per tutto il romanzo, rendendo la lettura piacevole e veloce. Abbiamo anche diverse citazioni e menzioni ad altri romanzi e rimandi letterari vari, che fanno venir voglia di curiosare ancora di più nel mondo dei libri.

Per concludere, Gli ottimisti muoiono prima è un romanzo piacevole, interessante, a cui manca però un po' di brio in più, per arrivare ad ottenere il massimo dei voti (carinissima la copertina!)

Valutazione:
♥♥♥♥

Mondadori

Falce

8.7.20

Titolo: Falce
Autore: Neal Shusterman
Editore: Mondadori 
Anno: 2020
Pagine: 360
Prezzo:
Trama:
Un mondo senza fame, senza guerre, senza povertà, senza malattie. Un mondo senza morte. Un mondo in cui l'umanità è riuscita a sconfiggere i suoi incubi peggiori. A occuparsi di tutte le necessità della razza umana è il Thunderhead, un'immensa, onnisciente e onnipotente intelligenza artificiale. Il Thunderhead non sbaglia mai, e soprattutto non ha sentimenti, né rimorsi, né rimpianti.

Quello in cui vivono i due adolescenti Citra Terranova e Rowan Damisch è davvero un mondo perfetto. O così appare. Se nessuno muore più, infatti, tenere la pressione demografica sotto controllo diventa un vincolo ineluttabile. Anche l'efficienza del Thunderhead ha dei limiti e non può provvedere alle esigenze di una popolazione in continua crescita. Per questo ogni anno un certo numero di persone deve essere "spigolato". In termini meno poetici: ucciso. Il delicato quanto cruciale incarico è affidato alle cosiddette falci, le uniche a poter decidere quali vite devono finire. Quando la Compagnia delle falci decide di reclutare nuovi membri, il Venerando Maestro Faraday sceglie come apprendisti proprio Citra e Rowan. Schietti, coraggiosi, onesti, i due ragazzi non ne vogliono sapere di diventare degli assassini. E questo fa di loro delle falci potenzialmente perfette.


Recensione:
Dopo mesi mi sono rigettata su un distopico, primo di una trilogia, dalle premesse interessanti ed originali, cosa che negli ultimi distopici tocccati, mancava abbastanza.
La società in cui i due protagonisti, Citra Terranova e Rowan Damish vivono, è gestita dal Thunderhead, un'intelligenza artificiale che ha vita propria e controlla tutto. Qui, tra i comuni cittadini, ci sono anche le "Falci", che hanno il compito di tenere sotto controllo la popolazione e il sovraffollamento, attraverso la "spigolatura", ovvero delle uccisioni.
Si, perchè nella società dei due ragazzi, non esiste più la morte, niente malattie o invecchiamento, si ha anzi la possibilità di ringiovanire o tornare in vita se per errore si finisce sotto una macchina o ci si getta da un tetto. In qualche modo però, è necessario eliminare il superfluo, ed è a questo che servono le Falci, il loro compito è proprio individuare chi spigolare definitivamente e a chi invece concedere l'immunità.

Per puro caso, Rowan e Citra si incontrano proprio nel percorso di apprendimento per diventare Falci, sotto la guida del loro temuto maestro.

E' ovvio che tutti temono queste Falci, molte di esse infatti, eseguono il proprio lavoro nel rispetto delle regole, ma ben presto i due ragazzi scopriranno come invece molte altre sfruttano il proprio potere per  scopi ancora più macabri.

Ammetto che la storia raccontata da Shusterman è partita benissimo, mi sono da subito trovata molto coinvolta dal romanzo, e soprattutto mi è piaciuto come il tutto venga descritto minuziosamente in modo da far comprendere al lettore come il  Thunderhead e tutto ciò che gli sta attorno, è organizzato.
Circa a metà libro, devo ammettere che la mia attenzione era un po' calata (purtroppo la lettura è andata un po' a rilento a causa di impegni vari), anche perchè ha iniziato a prendere una piega che mi ha fatto pensare al peggio: allarme clichè insomma.
Per fortuna però, così non è stato, anzi! La storia riprende e alza nuovamente il livello d'azione regalandoci un po' di colpi di scena assolutamente inaspettati.

La storia è narrata dai due ragazzi, ma molto interessanti tra un capitolo e l'altro, sono i "diari" dei personaggi che ci permettono di addentrarci ancor di più nel meccanismo societario.
E' una storia anomala e surreale, ma ben orchestrata. L'autore narra nei dettagli questa società, per certi versi non poi tanto lontana dalla nostra.

I personaggi principali sono ben descritti, ammetto però di aver preferito Citra a Rown, perchè attraverso il rapporto che instaura con una delle falci durante l'addestramento, ci porta a vedere maggiormente i compiti di queste figure e il loro diverso modo di agire. I personaggi secondari, tra l'altro, sono forse anche più interessanti dei principali, perchè ci raccontano tanti dettagli utilissimi a capire meglio questa ambientazione distopica.

Per concludere, direi che il finale di Falce è ottimo per incuriosire il lettore quanto basta da desiderare di leggere subito il secondo volume della trilogia, sperando sia all'altezza di questo primo capitolo!

Valutazione:
♥♥♥♥

Piemme

Bunker Diary

26.6.20

Titolo: Bunker Diary
Autore: Kevin Brooks
Editore: Piemme
Anno: 2015
Pagine: 277
Prezzo: 9,40

Trama:
Linus, sedici anni, insieme a quattro adulti e una ragazzina di nove, si trova intrappolato in un bunker, uno spazio claustrofobico da cui nessuno può fuggire. Sono stati rapiti da qualcuno che si è presentato loro ogni volta in modo diverso e non sanno perché sono stati scelti. Spiati da decine di telecamere e microfoni perfino in bagno, dovranno trovare un modo per sopravvivere. "Bunker Diary" è un incubo da vivere sulla propria pelle attraverso le pagine del diario di Linus, in un'escalation di umiliazioni, meccanismi perversi e violenza fisica e psicologica innescati "dall'uomo di sopra"...

Recensione:
Non sapevo cosa aspettarmi da Bunker Diary fino a che non l'ho iniziato e anche una volta girata l'ultima pagina (digitale visto che l'ho letto sul Kobo), non sono riuscita a capire se ne fossi rimasta soddisfatta o meno.
La verità è che mi ha lasciato pensieri contrastanti, perchè un po' contrastante è in fondo la vicenda raccontata in questo romanzo.

Linus, il nostro protagonista, è il narratore della storia, e la storia sua e di quelli che finiscono come lui, ce la racconta tramite una sorta di diario, un diario del prigioniero.
Sì, perchè il ragazzo viene improvvisamente rapito e segregato in questo bunker sotterraneo, non si sa perchè, non si sa da chi, ciò che sappiamo fin da subito è che lui non sarà l'unica vittima e infatti pian piano iniziano ad arrivare altri cinque sconosciuti.
Sei in totale, sei topi da laboratorio, sei personaggi diversi che più diversi non si può.
Linus è colui che fa un po' da collante, quando le cose iniziano a surriscaldarsi tra i prigionieri, tutti desiderosi di trovare una via d'uscita, desiderosi di ingraziarsi chi "sta di sopra" per avere la possibilità di uscire.
L'ascensore, è un elemento centrale della storia, da lì arrivano i nuovi "detenuti", da lì si capisce se la giornata sarà "buona" con scorte di cibo e quant'altro, o se i sei saranno preda di fame, allucinazioni, attacchi di rabbia e psicosi.

Quello che non ho apprezzato pienamente della storia è stato il finale, sebbene non possa bocciarlo totalmente, perchè in una certa misura si allinea un po' a tutta la stranezza e all'atmosfera della storia, mi ha lasciato comunque con l'amaro in bocca e una sensazione di incompletezza.

Ciò che invece ho apprezzato, è lo stile scorrevolissimo utilizzato dall'autore e soprattutto la vena psicologica e sociale che passa nella storia, tramite le sue parole. I sei personaggi infatti, appartengono a mondi completamente diversi, hanno abitudini diverse e anche diverse età, eppure lì sotto, tra la paura e le menzogne, vengono a galla le parificazioni, i bisogni comuni, e la crudeltà umana.
Altra cosa degna di nota, è il ritmo costante del romanzo, pur non utilizzando l'escamotage di scene truculente o sanguinose, l'autore riesce comunque a mantenere un clima di inquietudine nella sua semplicità, l'ignoto che terrorizza più di qualsiasi cosa e la sensazione claustrofobica di trovarsi nei panni del protagonista trapelano per tutto il libro.

Valutazione:
♥♥♥

Instagram

5 app fotografiche per Instagram - parte seconda

22.6.20

Secondo appuntamento dedicato all'editing fotografico e al mondo di Instagram, con particolare riferimento a noi bookstagrammer ovviamente.
Se vi siete persi la prima parte, la trovate qui.

VSCO
Questa è, insieme a Snapseed probabilmente l'app più utilizzata per l'editing fotografico direttamente da cellulare.
Vsco si presenta come un'app completa, oltre ad avere numerosissimi filtri, permette anche di regolare i preset in modo da salvare e creare dei filtri personalizzabili. Anche quelli già impostati nell'app sono totalmente modificabili tra contrasto, saturazione, bilanciamento del bianco e tutte le altre impostazioni del caso, e oltretutto permette di copiare e incollare le modifiche da una foto all'altra, se volete usare lo stesso preset senza dover agire nuovamente sui singoli parametri, cosa secondo me utilissima per risparmiare tempo.

Light X
Light X è un'app che ho utilizzato per qualche tempo (ahimè l'ho dovuta cancellare per questioni di memoria del cellulare!). Si presenta come un'app abbastanza fornita, permette di modificare i soliti parametri di luminosità, vividezza eccetera e dispone di diversi filtri (anche se a me non facevano impazzire). In aggiunta, permette di tagliare, cancellare e incollare diversi elementi tra più fotografie, che è forse l'opzione più utile di questa applicazione.

A Color Story
Quest'app ha diversi filtri niente male, molti gratuiti ed altri a pagamento.
L'app è abbastanza semplice ed intuitiva, permette anche di modificare le curve e salvare i propri filtri personalizzati in modo da non doverli reimpostare al ritocco successivo. 
Anche questa l'ho utilizzata per un certo periodo ma poi cancellata per questione di spazio. Non è male, nel complesso, ma ho preferito sostituirla con altre app più comode per me.

Adobe Lightroom
Non ho mai utilizzato Adobe Lightroom, ma a quanto ho letto, penso sia tra le applicazioni più efficienti in campo di editing. L'app è gratuita, ma le funzioni avanzate sono accessibili solo se abbonati. E' richiesta una registrazione, ma si può tranquillamente accedere con il proprio account Google o Facebook. Con Adobe Lightroom potete ritagliare, correggere, modificare temperatura, saturazione, nitidezza e chiarezza dello scatto...

Vimage
E' l'app che vi permette di creare cinegraph in modo semplice e rapido. Se non sapeste di cosa sto parlando, i cinegraph sono quelle immagini che hanno dei dettagli in movimento (nuvole che si spostano, farfalle che sbattono le ali, per esempio). Vi dà modo insomma di dare vita alle vostre foto con delle piccole animazione. L'unico difetto di questa app è che pur essendo gratuita, salva le immagini con il watermark, per toglierlo è necessario pagare (o altrimenti tenersi l'immagine così!)

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